Mille passi e una bici. Il Kenya di Martina

Mentre decine di migliaia di persone, quest’estate, si riversavano dal mondo a Rho per visitare l’Esposizione Universale di Milano, lei, che a Rho ci vive, è invece partita per il Kenya.

Martina Pennetta ha vent’anni, studia lettere all’università e spera, un giorno, di diventare giornalista. La scorsa estate ha partecipato al suo primo Cantiere della solidarietà in Libano. «Quest’anno, invece, spinta da alcune domande e da un po’ di curiosità che mi portavo dentro dall’anno scorso ho deciso di ripartire con destinazione Africa».

Ha trascorso una settimana a Mombasa e due a Nairobi, alla Cafasso Consolation House di Kahawa West. «Si tratta di una casa che accoglie alcuni ragazzi con necessità che hanno passato un periodo di tempo, in genere quattro mesi, nel carcere minorile – ci spiega. – La Cafasso House aiuta questi ragazzi nel loro ritorno in società fornendo loro tra le altre cose delle basi di studio e di attività lavorative».

Con la foto “Mille passi”, scattate proprio in questa Casa, Martina si è classificata prima nella categoria Laudato si’ del concorso fotografico organizzato da Caritas Ambrosiana tra i giovani che hanno partecipato ai Cantieri 2015.

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Martina Pennetta – “Mille passi”

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«Un po’ di colore a queste vite che conoscono solo il grigio». Martina dal Libano

Dopo gli scatti e il racconto di Ilaria dal Gibuti, diamo voce a un’altra giovane che quest’estate ha tradotto in pratica il motto della Caritas in Expo “Dividere per moltiplicare”.

Martina Ghirardello, originaria di Cusano Milanino, a nord del capoluogo lombardo, ha 26 anni e fa un lavoro di quelli “pesanti”: è infermiera e lavora con pazienti in coma nell’ospedale di Carate Brianza. Ma durante le sue vacanze ha scelto di fare un’altra esperienza che lascia il segno.
Non è la prima volta, perché anni fa ha vissuto un campo in Palestina. «Dove ho lasciato un pezzo di cuore – ci racconta. E un altro pezzo, invece, l’ho lasciato questa volta in Libano».

A Rayfoun, per l’esattezza, dove ha lavorato per uno dei Cantieri della solidarietà di Caritas Ambrosiana.

«Grazie ai miei genitori sono cresciuta interessandomi a varie problematiche sociali, ho fatto l’educatrice in oratorio per anni e quest’estate finalmente, dopo anni, mi sono decisa ad utilizzare le mie ferie per fare un’esperienza all’estero. Il Libano è capitato un po’ per caso, anche se ormai penso che fosse destino – spiega Martina – dopo vari giri e cambiamenti ho conosciuto i Cantieri della solidarietà e quando scrissi per informarmi era l’ultimo posto rimasto. Non ci ho pensato molto…»

Una delle sue foto, scattata allo shelter di Rayfoun, ha vinto nella categoria Con-Dividere per moltiplicare al concorso fotografico organizzato proprio per i ragazzi “cantieristi”.

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Martina Ghirardello – “Nemmeno la pioggia potrà cancellare i nostri segni”

E lei ci racconta cosa c’è dietro – e dentro – quell’immagine. Continua a leggere

Cibo per tutti, anche in Gibuti. Il concorso fotografico dei “cantieristi” della Caritas

Sono quasi duemila i giovani tra i 18 e i 30 anni che, negli anni, hanno scelto di spendere parte della propria estate in un Cantiere della solidarietà, i campi di lavoro e conoscenza promossi da Caritas ambrosiana in alcuni paesi del mondo.

E, come ogni estate, anche quest’anno i ragazzi hanno raccontato la propria esperienza in immagini.
Ne è nato un concorso fotografico organizzato in quattro categorie: Cibo per tutti, Dividere per moltiplicare, Laudato Si’, Primi piani.

Ilaria Bollati, originaria di Parabiago, provincia di Milano, ha 29 anni, è architetto e sta finendo il suo dottorato.
Quest’estate ha lavorato per un Cantiere in Gibuti.

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Ilaria Bollati – “…e rese grazie”

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«Basta un attimo e si aprono tesori». Davide, il “buttadentro” dell’Edicola

wpid-wp-1440153156072.jpeg«Dov’è Davide, dov’è andato?», chiede qualcuno dentro l’Edicola, sbirciando fuori.
«È là, davanti al padiglione del Sudan, sta cercando di convincere qualcuno a entrare», risponde una guida ridendo.

Quando lo cercano, fuori dall’Edicola, raramente lui è lì vicino all’ingresso.
Un “buttadentro” così non ce l’ha praticamente nessuno.

Davide, 21 anni, milanese di via Padova e studente di beni culturali all’Università Cattolica, è un entusiasta.
Uno di quelli che crede davvero in quello che fa e che ti dice, ci crede così tanto che te ne accorgi appena ti punta, a venti metri di distanza.

Fa il volontario per la Caritas, qui in Expo, e il suo compito è stare sul Decumano e invitare le persone a entrare, spiegando cosa troveranno all’interno dell’Edicola.
Ma invece di stare nello spazio antistante al padiglione, lui si allontana, ferma la gente, si presenta, si racconta, ascolta. Ascolta tanto.
E le persone, dopo aver parlato con lui, entrano.
A volte addirittura tornano indietro, se avevano già oltrepassato l’Edicola.

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«#ConDividiamo oltre le apparenze». Il racconto dei più piccoli

Dopo le voci degli adulti che hanno partecipato lo scorso aprile alla Festa delle famiglie in piazza #ConDividiamo organizzato da Caritas Ambrosiana per prepararsi all’Expo di Milano, portando ciascuno la propria esperienza di condivisione, pubblichiamo anche la testimonianza di un bambino che ha partecipato alla festa di Milano.

«Penso che sia bello aiutare gli altri e non pensare solo a se stessi.

Noi andiamo a trovare gli anziani soli e facciamo dei giochi con loro negli ospizi a Milano, e anche in montagna quando d’estate andiamo in vacanza. Nel mese di dicembre facciamo una grande festa che chiamata Rigiocattolo, che serve a non buttare via i giochi usati e venderli per aiutare i bambini malati di Aids in Africa.

È come una catena: noi siamo stati aiutati da altre persone ad andare a scuola, conoscere il mondo, a vivere in casa e non per strada. Ora anche noi possiamo aiutare altri.

Adesso la mia famiglia sta aiutando la signora Anna, che è italiana e sta per compiere 83 anni.

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#ConDividiamo | La storia di Paolo, papà e pediatra, all’Expo delle famiglie

Paolo è medico pediatra. Nella sua carriera, spesso, ha dovuto spiegare ai neo genitori che il loro bambino aveva qualche problema di salute. Un giorno si è trovato dall’altra parte: la sua quarta figlia è nata down. 
Paolo ha partecipato con la sua famiglia a #ConDividiamo raccontando la sua esperienza all’Expo delle famiglie che Caritas  ha organizzato in aprile in venti piazze della diocesi.

«Ho quattro figli, la più piccola che oggi ha 21 anni è down.
Sono pediatra neonatologo e quanto è nata mia figlia mi sono trovato da entrambe le parti: ero il papà di chi nasceva e il suo pediatra. Continua a leggere

Esagramma, i ragazzi speciali dell’orchestra del National Day in Expo

esagrammaHanno suonato davanti a Papa Benedetto XVI e a 400mila persone.
Si sono esibiti in Europa e in America. Sono stati in diretta sulle televisioni nazionali, con l’armonia e la concentrazione di un’orchestra professionale.
E domani accompagneranno tutti i momenti più importanti del National Day della Santa Sede in Expo.

Sono i musicisti dell’orchestra sinfonica Esagramma, un’orchestra davvero speciale. Perché alcuni di loro non riescono neppure a parlare. Molti sono giovani con sindrome autistica, ritardi cognitivi, difficoltà di comunicazione e relazione. Altri, hanno problemi di integrazione sociale e familiare. Ci sono bambini, ragazzi e adulti.

«Alcuni di loro – raccontano i terapeuti – prima di  imparare a suonare nell’orchestra non reggevano nemmeno l’attenzione di tre minuti di cartoni animati».

«Due anni fa siamo stati negli Stati Uniti per un concerto e un workshop, invitati dalla Georgetown University di Washington – racconta Licia Sbattella, che è il direttore scientifico del programma. – Uno dei ragazzi, Giulio, era alla sua prima esperienza internazionale. Allora aveva dieci anni. Suona il contrabbasso e timpani.
Era molto entusiasta nonostante le sue difficoltà emotive. È arrivato perfino a passare le frontiere da solo, dimostrando autonomia nel viaggio e coraggio. Ha mostrato con grande maestria sia ai musicisti sia agli psicologi che cosa significasse il percorso intrapreso, perché ha suonato parti soliste».

«Siamo stati anche in Germania – continua Sbattella – e  uno dei nostri musicisti che da tanti anni suonava con noi si è prodigato nel dirigere un piccolo coro: ha voluto essere lui a dirigere imitando i gesti che vede fare  a me».

«C’è poi Alice che ogni volta prima dello spettacolo dice: “No, io stasera non entro nella sala del teatro perché non ce la faccio, mi vergogno”, ma alla fine trionfante arriva al violoncello e non lo molla più».

L’intervista a Licia Sbattella.

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