«Il mondo a casa “nostra”». La giornata in Expo di un gruppo di profughi

all'ingresso di expoAll’Edicola Caritas abbiamo accolto centinaia di migliaia di persone in questi mesi, e abbiamo incontrato centinaia di migliaia di storie.

Anche quella di un gruppo di richiedenti asilo, che hanno avuto l’occasione di visitare l’Expo proprio negli ultimi giorni dell’Esposizione.

Li accompagnava Cyprien, operatore della cooperativa Intrecci di Rho, di origini ruandesi, a sua volta profugo e accolto oltre dieci anni fa dalla Caritas e oggi cittadino italiano.

Quest’estate Cyprien è stato volontario all’Edicola, e in questi giorni è tornato per accompagnare i “suoi” ragazzi.

Intrecci, cooperativa del Consorzio Farsi Prossimo legato alla Caritas Ambrosiana, accoglie dall’aprile del 2014 33 richiedenti asilo politico, all’interno del progetto della rete Sprar “Benvenuti al Nord”. Continua a leggere

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Manconi: «Abbiamo bisogno degli stranieri per non diventare una comunità amish»

protezione 2015_2«Noi abbiamo bisogno degli stranieri almeno quanto gli stranieri hanno bisogno di noi.
Ne abbiamo bisogno sotto il profilo economico, ma anche culturale e perfino spirituale per evitare di diventare una comunità amish chiusa in se stessa».

Così è intervenuto Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria tutela e promozione diritti umani del Senato della Repubblica, al convegno organizzato dalla Caritas Italiana in Expo per presentare il II Rapporto sulla protezione internazionale in Italia, realizzato da Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, ANCI, CITTALIA, SPRAR in collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

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Il prefetto Morcone: «No alla distinzione tra rifugiati e migranti economici»

protezione 2015_1«Assistiamo a resistenze incomprensibili da parte di alcuni paesi europei. Ma l’Europa sta facendo passi in avanti, anche se ci sono ancora luci e ombre.
La nuova politica migratoria che prevede la ripartizione in quote non lascia soli i paesi di primo ingresso ed è un colpo a quell’accordo di Dublino che abbiamo messo in discussione anche durante il semestre di presidenza italiano».

Così è intervenuto il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno, al convegno organizzato dalla Caritas Italiana in Expo per presentare il II Rapporto sulla protezione internazionale in Italia, realizzato da Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, ANCI, CITTALIA, SPRAR in collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

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«Profughi: l’accoglienza diffusa è la risposta. Comuni e parrocchie facciano la loro parte»

Mons. Gian Carlo Perego
Mons. Gian Carlo Perego

«Purtroppo l’accoglienza dei profughi non avviene in collaborazione, ma spesso in contrasto con i Comuni e questa contrapposizione tante volte diventa conflittualità sul territorio.
Sul totale di 95 mila richiedenti asilo presenti in Italia la Lombardia ad esempio, ne ospita quasi 10 mila, tanti ma meno di quanti ne ospita la Sicilia, proprio per il rifiuto da parte dei sindaci lombardi.
È questo un aspetto sul quale il programma d’asilo in Italia deve fare passi in avanti.
Su 8mila comuni solo 376 in tutta Italia hanno attivato un progetto nel sistema nazionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati Sprar.
Se ognuno facesse la propria parte e se a loro si unissero anche le 27mila parrocchie italiane, rispondendo all’appello del Papa che è una grande provocazione culturale anche per i fedeli, potremmo realizzare un modello di accoglienza diffusa più gestibile, senza sprechi, e che favorirebbe l’integrazione effettiva degli ospiti».

Lo ha detto nei giorni scorsi monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo al convegno “Le migrazioni forzate nel Mediterraneo e nel resto del mondo: la terra, fattore di espulsione”, organizzato ad Expo da Caritas.

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Matthew, rifugiato ugandese: «Restituisco a chi mi ha fatto sentire a casa»

teca3C’era una volta la povera vedova del Vangelo che aveva offerto i suoi due spiccioli nel tesoro del Tempio. Quella che aveva messo più di tutti i ricchi, secondo Gesù che l’aveva osservata durante quel gesto.

E ci sono storie, oggi, che quando accadono fanno tornare alla mente la vedova del Tempio.

Matthew scappò dall’Uganda nel 2009, in fuga dalle violenze che affliggono ancora il Nord del Paese. A casa lasciò la moglie, tre figli piccoli e il suo lavoro da insegnante di inglese, sperando di trovare presto un posto sicuro anche per loro.

Quando arrivò in Italia fece richiesta di asilo politico, e intanto fu aiutato, per le pratiche, per orientarsi, per ricostruirsi una vita, dalla Caritas.

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Meno del 3% arriva in Italia. Chi fugge, da dove parte, dove arriva e perché: ecco il quadro sui “migranti forzati”

protezione2015_1Presentato ieri in Expo, durante un convegno organizzato dalla Caritas Italiana, il II Rapporto sulla protezione internazionale in Italia a cura di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, ANCI, CITTALIA, SPRAR in collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

Secondo lo studio sono circa 59,5 milioni i migranti forzati nel mondo, di questi 8 milioni nel solo 2014:
il più alto incremento registrato da un anno all’altro,
mai così tanti dalla seconda guerra mondiale.

Ma non sono i paesi più ricchi ad accogliere di più.

La stragrande maggioranza, l’86% dei 19,5 milioni di rifugiati fuori dal loro paese è accolto dai paesi in via di sviluppo.
In particolare Turchia, Pakistan, Libano e Iran ospitano il 36% del totale dei rifugiati.

Meno del 10% dei rifugiati arriva in Europa, e di questi meno del 3% arriva in Italia.

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Turkson: «Per l’Anno della Misericordia un nuovo impegno agli Stati, come la cancellazione del debito per il Giubileo»

nutriresipuo 2«In occasione dell’Anno della Misericordia indetto dal Santo Padre, qualcuno suggerisce di chiedere, come avevamo fatto e ottenuto per il Giubileo del 2000, una cancellazione dei debiti.
Ci stiamo riflettendo.
Allora la cancellazione del debito non era stata fine a se stessa, ma i governi avevano avuto la possibilità di accedere ai fondi di quei debiti per lo sviluppo di altri progetti.
Ora stiamo studiando questa o anche altre possibilità. Pensiamo ad esempio a investimenti sull’impatto sociale, o all’accesso a capitali per comunità povere».

Lo ha annunciato il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo nei giorni scorsi ad Expo al convegno Nutrire il pianeta si può. Oltre i paradossi del cibo, promosso da Caritas Italiana insieme all’Arcidiocesi di Milano, ad Aggiornamenti Sociali e al PIME.

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