«Un po’ di colore a queste vite che conoscono solo il grigio». Martina dal Libano

Dopo gli scatti e il racconto di Ilaria dal Gibuti, diamo voce a un’altra giovane che quest’estate ha tradotto in pratica il motto della Caritas in Expo “Dividere per moltiplicare”.

Martina Ghirardello, originaria di Cusano Milanino, a nord del capoluogo lombardo, ha 26 anni e fa un lavoro di quelli “pesanti”: è infermiera e lavora con pazienti in coma nell’ospedale di Carate Brianza. Ma durante le sue vacanze ha scelto di fare un’altra esperienza che lascia il segno.
Non è la prima volta, perché anni fa ha vissuto un campo in Palestina. «Dove ho lasciato un pezzo di cuore – ci racconta. E un altro pezzo, invece, l’ho lasciato questa volta in Libano».

A Rayfoun, per l’esattezza, dove ha lavorato per uno dei Cantieri della solidarietà di Caritas Ambrosiana.

«Grazie ai miei genitori sono cresciuta interessandomi a varie problematiche sociali, ho fatto l’educatrice in oratorio per anni e quest’estate finalmente, dopo anni, mi sono decisa ad utilizzare le mie ferie per fare un’esperienza all’estero. Il Libano è capitato un po’ per caso, anche se ormai penso che fosse destino – spiega Martina – dopo vari giri e cambiamenti ho conosciuto i Cantieri della solidarietà e quando scrissi per informarmi era l’ultimo posto rimasto. Non ci ho pensato molto…»

Una delle sue foto, scattata allo shelter di Rayfoun, ha vinto nella categoria Con-Dividere per moltiplicare al concorso fotografico organizzato proprio per i ragazzi “cantieristi”.

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Martina Ghirardello – “Nemmeno la pioggia potrà cancellare i nostri segni”

E lei ci racconta cosa c’è dietro – e dentro – quell’immagine. Continua a leggere

Donne: sempre più spesso loro a gestire i progetti di sviluppo di Caritas nel mondo

Dando alle donne istruzione, accesso al lavoro e a condizioni di lavoro dignitose, fornendo loro assistenza sanitaria e accesso ad altri servizi di base, la fame e la povertà non sarebbero più una condanna che si trasmette di generazione in generazione.

Donne siriane rifugiate in Libano. Qui ritratte, nella Valle di Bekaa, costrette a lavorare per pagare l'affitto dei campi in cui si trovano le loro tendopoli.
Donne siriane rifugiate in Libano. Qui ritratte, nella Valle di Bekaa, costrette a lavorare per pagare l’affitto dei campi in cui si trovano le loro tendopoli.
Le voci delle donne potrebbero essere udite e il loro potenziale finalmente esprimersi.
Molte donne nel mondo lavorano portando sviluppo, ciascuna nel proprio campo.
Raramente ricevono premi o riconoscimenti, ma sempre più spesso gestiscono e guidano progetti di sostegno e sviluppo promossi dalla Caritas nel mondo.

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Rubina, dal palco dei Mondiali di calcio al centro di accoglienza in Libano

mondialiexpo_Rubina intervistataÈ una sera di fine settembre in Expo, e davanti al Belgio hanno allestito un palco dedicato ai “Mondiali di calcio” organizzati nel campetto dietro ai padiglioni.

Su quel palco, domenica 27 settembre, ci è salita anche Rubina Paparelli, 26 anni originaria di Macerata, che con il calcio non c’entra proprio niente.

Lei, però, è una dei 18 ragazzi che stanno per partire per il servizio civile all’estero con Caritas Ambrosiana, e tra qualche giorno inizierà la sua esperienza in Libano, nella città di Rayfun, dove Caritas Lebanon Migrant Centre gestisce uno shelter, una sorta di centro di accoglienza dove donne immigrate da altri Paesi sono ospitate in attesa dei documenti per poter tornare a casa.

La maggior parte di loro viene dalle Filippine, Sri Lanka, India e Africa.

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I Mondiali di calcio di Expo per la “Cucina in rosa” delle profughe in Libano

Sono iniziati da qualche giorno i Mondiali di calcio.
Di cosa parliamo?
Del torneo organizzato all’interno di Expo Milano 2015 tra le squadre composte dallo staff dei padiglioni di Expo.

Foto: www.micascemi.org
Foto: http://www.micascemi.org

Noi di Caritas ci siamo, tutte le sere: a bordo campo, ma con un ruolo che è quello più importante di tutti.
Perché, cogliendo la proposta degli organizzatori, abbiamo messo una teca all’interno della zona del campetto per una raccolta fondi destinata a un progetto per le donne migranti e rifugiate in Libano.

La Cucina in rosa

In Libano più di 150 mila donne sono domestic workers, impiegate nei settori delle pulizie domestiche presso le famiglie libanesi. La maggior parte di loro viene dalle Filippine, Sri Lanka, India e Africa.

Ma la speranza di trovare – in questo paese per loro straniero – un lavoro e un salario migliore, si traduce spesso in schiavitù: i datori di lavoro di solito sequestrano loro il passaporto e le trattano come vere e proprie prigioniere, sottoponendole tutti i giorni a ricatti, sfruttamento, violenze psicologiche e fisiche.

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