Sergio e Irene, i nostri volti per “People of Expo”

wpid-wp-1442915887278.jpegAll’Urban Center di Milano, situato all’uscita della Galleria Vittorio Emanuele che dà su piazza della Scala, da maggio e fino a ottobre c’è una parete allestita con centinaia di fotografie: centinaia di volti di persone che per Expo hanno o stanno lavorando.

Si chiamano “People of Expo”: o meglio, così le hanno chiamate Valentina Di Francesco e Stefano Frattini, ideatori del progetto e del blog omonimo peopleofexpo.com.

wpid-wp-1442915887258.jpegValentina e Stefano sono due giovani professionisti della comunicazione che ormai dal 2014 stanno incontrando e raccontando Expo «attraverso le storie di chi lavora dietro la grande macchina organizzativa, ma anche di chi ha colto un’opportunità e ha deciso di sfruttarla, reinventandosi o creando un qualcosa di nuovo», così spiegano loro.

Facce, testimonianze, esperienze, storie.

Tra di loro, anche qualcuno a noi molto caro: Sergio Malacrida, responsabile dell’Edicola Caritas, praticamente una colonna in questi mesi, e Irene Poggi, una delle tre guide del padiglione della Santa Sede.

Ecco come si sono raccontati.

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Dal Brasile al Refettorio: è Gastromotiva, la cucina sociale di David Hertz

Una sorta di gemellaggio tra “cucine solidali”, quello di ieri.
Al Refettorio Ambrosiano è arrivato lo chef David Hertz con Katia e Bianca Barbosa e la sua squadra tutta speciale arrivata da Sao Paulo, in Brasile.

Hertz si definisce “chef e imprenditore sociale”, e infatti è il fondatore e l’anima di una impresa davvero speciale: Gastromotiva, un’attività sociale che, attraverso la gastronomia e corsi di cucina gratuiti, forma e avvia al lavoro ragazzi delle favelas brasiliane, donne in uscita dal carcere, giovani che vivono situazioni di disagio e che, tramite questa opportunità unica, possono trovare la loro occasione di diventare cuochi professionisti e lanciare poi la propria attività imprenditoriale.

La loro giornata al Refettorio è iniziata verso le 9 quando – come ogni mattina – è arrivato il camion con “le provviste”, e cioè quanto è rimasto invenduto o scartato dal Supermercato del futuro di Coop in Expo. Ogni giorno prodotti diversi, ogni giorno a sorpresa.

E qui sta la bravura degli chef: inventarsi un menù con quel che c’è, utilizzando tutto, non buttando niente.

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#ConDividiamo. L’Economia di Comunione nell’azienda di Antonella e Daniele

Alla festa “#Condividiamo #Expo2015” di aprile, a Milano, tra chi ha partecipato ci sono state anche alcune famiglie del Movimento dei Focolari

Tra loro Antonella e Daniele, che per l’occasione ha voluto raccontarsi e raccontare la loro esperienza di famiglia che ha scelto di vivere seguendo i principi della spiritualità, educazione, socialità e solidarietà. Di “economia di comunione”, come la chiamano loro. Ecco la loro voce:

Siamo sposati da 28 anni e abbiamo due figli, Marco di 20 anni, e Giorgio di 16, viviamo a Garbagnate Milanese, in provincia di Milano. Lavoriamo insieme nell’azienda di famiglia, costituita negli anni 50 da mio padre; azienda che si è sempre occupata di imballaggi industriali.

Siamo venuti a conoscenza di questa “economia di comunione” subito dopo la nascita di Marco, ci è sembrato subito un progetto grandioso e ce ne siamo interessati.  Continua a leggere

La start-up di André per sostenere l’allevamento in Burundi

André Ndereyimana
André Ndereyimana mentre riceve il premio della Camera di Commercio di Milano per la sua start-up

C’è un giovane che sogna di fare l’imprenditore. E non è poco di questi tempi.

Ma c’è di più, perché quello che il nostro protagonista sta costruendo è una vera e propria rete di piccole imprese familiari che si occupano di allevamento e di produzione di prodotti agroalimentari.

Lui vuole creare una intera “catena di produzione”, che permetta di far girare l’economia del suo territorio, garantendo lavoro e benessere a molte famiglie, e che sia anche sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

Di storie così, forse, nei mesi in cui tanto si è parlato di Expo, ne avete già sentite. Ma questa ha qualcosa di speciale.

Perché tutto questo André lo sta facendo nel suo paese, nella città di Buslin, in Burundi: un piccolo paese nel mezzo del continente africano, schiacciato tra la Tanzania e la Repubblica Democratica del Congo. Continua a leggere