#DopoExpoVorrei… «A Milano più coraggio con i rom: partiamo dalle donne»

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Suor Claudia Biondi, Antonietta Nembri, Elena Bezzolato

«Offriamo strumenti a chi vuole cambiare, partendo dalle donne».

E proprio di donne e sviluppo si è parlato nell’ultimo “AperiCaritas”, gli appuntamenti del venerdì sera organizzati dalla Caritas in Expo sul tema “Dopo Expo vorrei…”, per discutere insieme, pubblico e esperti, su quale società vogliamo costruire dopo l’esperienza dell’Esposizione Universale di Milano.

Suor Claudia Biondi, di Caritas Ambrosiana, ha analizzato la propria esperienza di lavoro con le comunità di rom “milanesi”: «Nonostante gli sforzi della Amministrazione attuale, che ha decisamente mutato atteggiamento, i rom continuano ad essere in città un problema senza soluzione. È venuto il momento di osare di più favorendo e premiando chi cerca di inserirsi. Ci vuole più coraggio con i rom, partiamo dalle donne», ha sottolineato Suor Claudia.

«Un modo – ha indicato la responsabile Caritas delle aree di bisogno – potrebbe essere ad esempio proprio quello di sostenere percorsi di emancipazione femminile dentro la comunità rom, attraverso percorsi di formazione lavorativa rivolti alle donne». «Le donne sono da sempre un fattore di grande cambiamento nei cointesti sociali più disagiati. Questo può valere anche per i campi rom di Milano», ha aggiunto. Continua a leggere

Donne: sempre più spesso loro a gestire i progetti di sviluppo di Caritas nel mondo

Dando alle donne istruzione, accesso al lavoro e a condizioni di lavoro dignitose, fornendo loro assistenza sanitaria e accesso ad altri servizi di base, la fame e la povertà non sarebbero più una condanna che si trasmette di generazione in generazione.

Donne siriane rifugiate in Libano. Qui ritratte, nella Valle di Bekaa, costrette a lavorare per pagare l'affitto dei campi in cui si trovano le loro tendopoli.
Donne siriane rifugiate in Libano. Qui ritratte, nella Valle di Bekaa, costrette a lavorare per pagare l’affitto dei campi in cui si trovano le loro tendopoli.
Le voci delle donne potrebbero essere udite e il loro potenziale finalmente esprimersi.
Molte donne nel mondo lavorano portando sviluppo, ciascuna nel proprio campo.
Raramente ricevono premi o riconoscimenti, ma sempre più spesso gestiscono e guidano progetti di sostegno e sviluppo promossi dalla Caritas nel mondo.

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Caritas chiude in Expo il percorso #ConDividiamo: «Non produrre più ricchezza, ma imparare a ridistribuirla»

Le tre relatrici del convegno
Le tre relatrici del convegno

«Abbiamo avuto diecimila anni di economia di sussistenza, poi trecento di economia capitalista e dell’accumulo, che si sono applicati anche all’agricoltura, generando sconquasso in ogni parte del mondo.
Non dico che bisogna tornare ai temi dell’agricoltura di sussistenza, perché si moriva di fame e di violenza, ma a una agricoltura morigerata sì.
Il nostro parametro non deve essere quello dell’accumulo, ma dell’amore e della cura».

Lo ha detto il fondatore del movimento Slow Food Carlo Petrini invitato a portare la sua testimonianza al convegno “Con-dividere per moltiplicare. Famiglie e stili di vita”, organizzato in Expo dalla Caritas Ambrosiana ieri, domenica 4 ottobre, giorno di San Francesco.

«Io sono un gastronomo – ha detto ancora “Carlin” Petrini, – e gastronomia è parlare dello spreco e di un sistema di produzione che sta distruggendo la terra, riducendo la fertilità del suolo e le riserve d’acqua».

Petrini ha anche colto l’occasione per ringraziare attraverso la Caritas, le famiglie del territorio della Diocesi ambrosiana che in questi giorni stanno accogliendo i giovani contadini e produttori di cibo di Terra Madre, a Milano per l’Expo. «I giovani di Terra Madre hanno l’intendimento di costruire il loro futuro riportando al centro proprio questa questione della gastronomia. L’economia non deve essere il fine, ma un mezzo ed è la reciprocità che può aiutarci a scardinare questo sistema».

Il convegno conclude un percorso annuale promosso dalla Caritas sul territorio della diocesi milanese proprio per prepararsi e vivere al meglio i contenuti dell’Esposizione Universale in corso, approfondendo il messaggio portato dall’organismo ecclesiale in Expo, “Dividere per moltiplicare” e il modo in cui molte famiglie, nella pratica, stanno già traducendo in pratica il concetto di condivisione: soprattutto negli ambiti-chiave dell’abitare, consumare, prendersi cura e lavorare.
(Ne abbiamo parlato molto qui sul blog, trovate tutti i racconti delle famiglie contrassegnati con l’hashtag #ConDividiamo)

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Rubina, dal palco dei Mondiali di calcio al centro di accoglienza in Libano

mondialiexpo_Rubina intervistataÈ una sera di fine settembre in Expo, e davanti al Belgio hanno allestito un palco dedicato ai “Mondiali di calcio” organizzati nel campetto dietro ai padiglioni.

Su quel palco, domenica 27 settembre, ci è salita anche Rubina Paparelli, 26 anni originaria di Macerata, che con il calcio non c’entra proprio niente.

Lei, però, è una dei 18 ragazzi che stanno per partire per il servizio civile all’estero con Caritas Ambrosiana, e tra qualche giorno inizierà la sua esperienza in Libano, nella città di Rayfun, dove Caritas Lebanon Migrant Centre gestisce uno shelter, una sorta di centro di accoglienza dove donne immigrate da altri Paesi sono ospitate in attesa dei documenti per poter tornare a casa.

La maggior parte di loro viene dalle Filippine, Sri Lanka, India e Africa.

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I Mondiali di calcio di Expo per la “Cucina in rosa” delle profughe in Libano

Sono iniziati da qualche giorno i Mondiali di calcio.
Di cosa parliamo?
Del torneo organizzato all’interno di Expo Milano 2015 tra le squadre composte dallo staff dei padiglioni di Expo.

Foto: www.micascemi.org
Foto: http://www.micascemi.org

Noi di Caritas ci siamo, tutte le sere: a bordo campo, ma con un ruolo che è quello più importante di tutti.
Perché, cogliendo la proposta degli organizzatori, abbiamo messo una teca all’interno della zona del campetto per una raccolta fondi destinata a un progetto per le donne migranti e rifugiate in Libano.

La Cucina in rosa

In Libano più di 150 mila donne sono domestic workers, impiegate nei settori delle pulizie domestiche presso le famiglie libanesi. La maggior parte di loro viene dalle Filippine, Sri Lanka, India e Africa.

Ma la speranza di trovare – in questo paese per loro straniero – un lavoro e un salario migliore, si traduce spesso in schiavitù: i datori di lavoro di solito sequestrano loro il passaporto e le trattano come vere e proprie prigioniere, sottoponendole tutti i giorni a ricatti, sfruttamento, violenze psicologiche e fisiche.

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Le donne alla Tavola del mondo in Expo. Il racconto di Elisa

A raccontarci la parata conclusiva delle #WomensWeeks è Elisa Diaferia, 25 anni, milanese, che ha partecipato all’evento come rappresentante dell’Edicola Caritas.

Elisa con suor Claudia Biondi
Elisa alla parata con suor Claudia Biondi, responsabile Area donne maltrattate e vittime di tratta di Caritas Ambrosiana

La sera del 10 luglio ha avuto luogo la parata di chiusura delle due settimane dedicate alle donne Women for Expo. Per festeggiare, è stata organizzata una sfilata in cui partecipavano donne in rappresentanza di ogni Stato presente a Expo, cluster e società civile comprese.

Dopo le iniziali difficoltà di organizzazione, la parata ha avuto inizio e una lunga fila di donne, vestite in abiti tipici del loro paese, hanno iniziato a camminare da piazza Italia per tutto il Decumano per poi arrivare al Media Center, dove avrebbero avuto termine i festeggiamenti.

Durante tutto il percorso non sono mancati musica, balli, colori e divertimento e i visitatori incuriositi accompagnavano la festa con foto ed applausi.

Anche noi di Caritas abbiamo partecipato alla sfilata portando simbolicamente sul nostro piatto una copia del giornale Scarp de’ tenis – che racchiude il messaggio che portiamo in Expo Dividere per moltiplicare e che contemporaneamente è parte dell’opera di Vostell esposta all’Edicola.

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