Volontari a convegno nel dopo Expo. «Mai tanto dinamismo, ora vigiliamo sugli impegni»

volontari dopo expoNon è ancora finito Expo per i 5 mila volontari impegnati nelle 800 Caritas parrocchiali e nei 300 centri di ascolto della Diocesi di Milano: non è finito perché continua la riflessione sui temi che la Caritas ha portato dentro l’Esposizione Universale.

Non è finito, soprattutto, perché continua l’impegno concreto nella lotta alla fame e alla povertà alimentare.

Di tutto questo si è parlato sabato nel convegno diocesano, organizzato a Milano, proprio per i volontari Caritas: primo appuntamento pubblico a fungere anche da bilancio – e da rilancio – dell’esperienza appena conclusa.

«Dentro Expo abbiamo potuto ammirare la stupefacente abbondanza della creazione e la varietà di prodotti che ci mette a disposizione, la diversità e la ricchezza delle culture, la potenza della intelligenza umana», ha detto il direttore della Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo, intervenendo davanti ai partecipanti.

«Al tempo stesso Expo ci ha mostrato anche le differenze che non sono solo riconducibili alla varietà ma alla cattiva distribuzione delle risorse.
In una società dove l’eccesso e lo sperpero dominano è necessario rivedere non un singolo aspetto, ma adottare nuovi comportamenti, secondo quell’approccio integrale che ci chiede il Papa nell’enciclica Laudato si’.
Ed è su questa strada che continueremo il cammino che abbiamo intrapreso».

Il vicedirettore Luciano Gualzetti, invece, ha ricordato tutte le iniziative messe in campo prima e durante, dentro e fuori Expo: «La Chiesa e in particolare la Diocesi di Milano ha preso molto su serio l’Expo.
Il Cardinale Scola ha affrontato il tema dell’esposizione in un libro “Cosa nutre la vita?” ben prima dell’apertura dei tornelli del sito.
Più di 300 incontri sono stati promossi nell’anno e mezzo che ha preceduto l’inaugurazione di Expo».

I ragazzi in servizio civile alla Caritas al convegno dei volontari
I ragazzi in servizio civile alla Caritas al convegno dei volontari

E poi ancora: «Un centinaio di esperti e testimoni nazionali e internazionali hanno animato gli 11 convegni organizzati durante il semestre espositivo.
Oltre 2 milioni di persone hanno potuto conoscere il nostro punto di vista visitando il Padiglione della Santa Sede e l’Edicola.
Nella mia esperienza ventennale di vicedirettore della Caritas ambrosiana non c’è mai stato un così intenso impegno formativo sui temi del rapporto eucarestia e carità, della fame, del diritto al cibo e all’acqua, della mondialità, della cooperazione internazionale», ha sottolineato Gualzetti.

Ma non solo educazione e formazione, perché il semestre espositivo è stato ricco anche di iniziative molto concrete contro la povertà alimentare.

Come l’avvio degli empori e di magazzini alimentari che integrano i centri di ascolto nella loro azione di accompagnamento per ridare dignità alle famiglie in difficoltà.

«Un esempio particolarmente significativo è stato rappresentato dell’avvio del Refettorio Ambrosiano che partendo dal recupero delle eccedenze alimentari ha dato un segnale concreto sullo spreco inevitabile di Expo. Esperienza che continua come risposta allo scandalo dello scarto di cibo e di vite fragili», ha ricordato il vicedirettore di Caritas Ambrosiana.

Ma ora la sfida principale è quella continuare a essere pungolo per richiamare alle loro responsabilità i soggetti decisori, dai governi alle imprese, la società civile e i singoli cittadini. «Occorre mettere al centro il diritto all’alimentazione in modo integrato con tutti i diritti fondamentali: vita, salute, lavoro, istruzione…. È una condizione fondamentale per realizzare l’obiettivo della sconfitta della fame nel giro di una generazione, primo punto degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile varati dall’Assemblea Generale dell’ONU a fine settembre. Un traguardo possibile», ha sottolineato Gualzetti.

Padre Vittorio Francesco Viola, vescovo di Tortona, ospite del convegno, ha invitato a non perdere di vista il punto di partenza da cui scaturisce l’impegno della Chiesa.

«Il fatto originante da cui tutto è nato è il pane spezzato nell’Ultima Cena. E quel gesto che ci nutre – ha sottolineato padre Vittorio Viola -. Prima della Caritas, la Chiesa spezza il pane e spezzandolo fa esplodere la vitalità dell’amore di Dio per noi. Noi cristiani non posiamo sottrarci a questa spinta in uscita verso il mondo come ci ricorda Papa Francesco».

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