#DopoExpoVorrei… «A Milano più coraggio con i rom: partiamo dalle donne»

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Suor Claudia Biondi, Antonietta Nembri, Elena Bezzolato

«Offriamo strumenti a chi vuole cambiare, partendo dalle donne».

E proprio di donne e sviluppo si è parlato nell’ultimo “AperiCaritas”, gli appuntamenti del venerdì sera organizzati dalla Caritas in Expo sul tema “Dopo Expo vorrei…”, per discutere insieme, pubblico e esperti, su quale società vogliamo costruire dopo l’esperienza dell’Esposizione Universale di Milano.

Suor Claudia Biondi, di Caritas Ambrosiana, ha analizzato la propria esperienza di lavoro con le comunità di rom “milanesi”: «Nonostante gli sforzi della Amministrazione attuale, che ha decisamente mutato atteggiamento, i rom continuano ad essere in città un problema senza soluzione. È venuto il momento di osare di più favorendo e premiando chi cerca di inserirsi. Ci vuole più coraggio con i rom, partiamo dalle donne», ha sottolineato Suor Claudia.

«Un modo – ha indicato la responsabile Caritas delle aree di bisogno – potrebbe essere ad esempio proprio quello di sostenere percorsi di emancipazione femminile dentro la comunità rom, attraverso percorsi di formazione lavorativa rivolti alle donne». «Le donne sono da sempre un fattore di grande cambiamento nei cointesti sociali più disagiati. Questo può valere anche per i campi rom di Milano», ha aggiunto.

Proprio a Milano Caritas Ambrosiana ha aperto nel 2011 il laboratorio di stireria e sartoria Taivè per dare lavoro alle donne rom. Il laboratorio, un negozio nel quartiere di Lambrate, impiega per 15 ore settimanali 8 donne rom affiancate da 6 volontarie. Proprio il lavoro di queste donne ha innescato un processo positivo che ha portato le loro famiglie fuori dai campi ghetto in cui vivevano e ha aperto la via verso una piena integrazione.

wpid-wp-1445624170226.jpegLe donne sono le principali alleate per lo sviluppo delle comunità non solo a Milano ma in contesti molto diversi. Come dimostrano due progetti, sostenuti da Caritas Ambrosiana e la Diocesi di Milano, presentati nel corso del dibattito all’edicola.

Nel quartiere Nuova Vida, alla periferia di Managua, grazie ad un programma di micro-credito, un collettivo di donne ha potuto aprire una cartoleria-libreria e altre piccole attività commerciali, recuperando fiducia in loro stesse e contribuendo al reddito familiare.

Ancora le donne sono state protagoniste del cambiamento a Katako un piccola località nei pressi di Kindu nella Repubblica Democratica del Congo. Nell’ambito di un rilancio del centro agro-pastolare del villaggio dove da tempo operano le suore della Riparazione, per incrementare e variare la dieta alimentare degli abitanti si è deciso di affidare alle donne piccoli terreni perché vi impiantassero degli orti, contemporaneamente alle stesse donne le suore hanno insegnato a cucinare gli ortaggi che producevano.

«Quando arrivammo a Katako, regalammo le melanzane raccolte nel primo orto che avevamo coltivato. Pensavamo che sarebbero state apprezzate. In realtà scopriamo che i mariti delle donne si rifiutarono di mangiarle. Ora, invece, dopo avere insegnato alle donne come preparale le melanzane vanno a ruba e finalmente nelle famiglie del villaggio non si mangia più solo e soltanto polenta e spinaci di manioca», ha detto l’operatrice umanitaria Elena Bezzolato.

Al contributo delle donne per lo sviluppo è dedicata la mostra di Caritas Internationalis che completa il percorso dell’Edicola Caritas.

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