Beccegato: «I soldi per il reddito di inserimento sociale ci sono, manca volontà politica»

IMG_20151017_125713«La povertà intacca il diritto al cibo anche in Italia dove il disagio alimentare è cresciuto più che in tutti gli altri paesi europei.
I dati dicono che la crisi ha costretto le famiglie italiane a rinunciare a comprare alimenti più costosi, come la carne. Dobbiamo prenderne atto e intervenire sul reddito: il vero problema.

Noi abbiamo proposto il reddito di inclusione sociale. La misura prevede non contributi a pioggia, ma condizionati a formazione e ricerca del lavoro. Costerebbe 1,7 miliardi per il primo anno.
In un bilancio dello stato di 850 miliardi, siamo sicuri che questi 1,7 miliardi non si possano trovare?
Noi pensiamo di sì. Non farlo è solo frutto di mancanza di volontà politica».

Lo ha detto il vicedirettore di Caritas Italiana, Paolo Beccegato intervenendo al convegno “Diritto al cibo. Interventi di prossimità e azioni di advocacy”, che si è tenuto nei giorni scorsi in Expo e nel corso del quale è stato presentato il Rapporto Caritas 2015 “Povertà plurali”.

«Il tema politico da mettere al centro delle politiche europee e nazionali è quello della povertà estrema, che porta alla lesione della mancanza di cibo».
Il “reddito di inclusione sociale” si tratta, sostiene Beccegato, di una «proposta stabile, sostenibile, incrementale e sussidiaria. Non forse risolutiva, ma che va nella direzione giusta».
La proposta non è un sussidio a pioggia, ma «sottoposto a tutta una serie di condizionalità: non è un reddito di cittadinanza senza criteri. È universalistico, non settoriale, ma adattabile ad ogni situazione insieme ad altre misure mirate a fasce precise di bisogno come le povertà da mancanza di salute o istruzione o lavoro o abitazione».

«La povertà per l’Onu è classificata in 3 criteri: povertà da reddito, da accesso alle cure mediche, da accesso all’istruzione pubblica. A queste cause di povertà si collegano tre fenomeni che Caritas cerca di studiare», ha illustrato Beccegato.

Primo, «la correlazione tra povertà e violenza, tra povertà assoluta e guerra e la violenza di corruzione, concussione, peculato, mafie (le parti d’Italia che ne sono più colpite sono anche le più povere). Lavorare per la pace e la riconciliazione è un modo per lavorare per la promozione dello sviluppo e la lotta alla povertà».

Secondo, «il degrado ambientale che va sempre più ad impoverire la popolazione. Che sia dipendente o meno dai cambiamenti climatici, come l’inquinamento voluto, pensiamo alla terra dei fuochi. Povertà e degrado ambientale è un binomio che in futuro sarà sempre più correlato».

Terzo, «la relazione tra povertà e speculazione finanziaria. Pensavamo fosse cosa di altri, poi abbiamo capito sulle nostre tasche cosa significano parole come “spread”, il cui cambiamento di alcuni punti incide in modo squilibrante sui bilanci. A livello personale si chiama usura, mancanza di accesso al credito, mancanza di garanzie».

In questo panorama, ha aggiunto, «occorre la coerenza delle politiche inclusive, che non è solo una questione di sostegno al reddito, ma anche di politiche agricole, ambientali, del lavoro, istruzione, carcerarie, difesa, fiscali, finanziarie, di sostegno alla famiglia».

La volontà di Caritas «è continuare a farci tramite di questa carità ricevuta e donata. La carità è una responsabilità e un dovere: non scappiamo dalle nostre responsabilità, ma chiediamo un aiuto alle istituzioni perché solo con il loro sostegno si possono affrontare i problemi macroeconomici».

Beccegato non ha mancato di ricordare che, in Europa, l’Italia è tra i pochi Paesi in cui «non c’è un modello di sostegno al reddito che non siano soldi buttati lì a stimolare l’inattività, ma un pacchetto di misure orientate alla formazione e all’inserimento lavorativo. Ci sta lavorando anche la Grecia, che era l’unico Paese come l’Italia senza questo strumento. Ora manchiamo solo noi».

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