Abilità speciali in cucina al Refettorio

wpid-wp-1444915365831.jpegGuido, Gina, Maurizio e Gianluca sono professionisti che lavorano in due ristoranti italiani, in centro a Lucca e a Roma, nel cuore di Trastevere. Giovedì 15 ottobre erano nel gruppo di venti – tra cuochi, camerieri, responsabili di sala – che hanno servito il pranzo al Refettorio Ambrosiano in occasione del convegno DisabilitEat.

Venti ragazzi con disabilità (intellettiva o con sindrome di Down) esperti nel campo della ristorazione, provenienti da diversi ristoranti italiani, hanno indossato grembiuli e cappelli da chef per occuparsi della preparazione di un menù di 6 portate, dall’antipasto al dolce, e del servizio in sala per 90 ospiti.

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Guido

Guido Cettimelli ha 38 anni e fa il cameriere al ristorante La pecora nera, in piazza San Francesco a Lucca.
È stato lui a scegliere il nome del ristorante, nel 2007, quando lo hanno inaugurato.
È felice di questo lavoro, racconta, anzi, è «supercontento».
«Me lo sentivo dentro, che lavorare è una cosa bella. Era il mio sogno nel cassetto».

«Sono innamorato del ruolo di cameriere perché è il mio primo lavoro. È una bella responsabilità. Mi trovo bene con i colleghi e con tutto il personale, mi piace lavorare con i clienti e prendere le ordinazioni».

Il suo ruolo principale è quello di cameriere, ma partecipa con grande passione anche all’organizzazione del ristorante – dicono i suoi responsabili – occupandosi personalmente di vari compiti da “dietro le quinte” come il servizio di lavanderia, l’approvvigionamento di tovagliette e tovaglioli.
«Ho imparato a parlare in inglese e francese, e qui – ci racconta ancora, un po’ emozionato – ho trovato anche una ragazza straordinaria».

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Gina

Gina Feo lavora alla Trattoria de “Gli Amici” in Trastevere, a Roma, iniziativa imprenditoriale legata alla Comunità di Sant’Egidio.
Lavora qui da sette anni e oggi che ne ha 46 ci dice che questo è il suo primo lavoro in regola. Prima ha fatto altri lavoretti, soprattutto pulizie in case private o di spazi comuni, come le scale di un palazzo. Ha fatto anche la parrucchiera.

«Qui faccio la cameriera: sparecchio, apparecchio e porto le bevande in tavola. Non è il mio lavoro preferito, mi piace molto di più fare le pulizie. Ma questo è un lavoro vero e non è male, mi piace soprattutto portare i piatti, e soprattutto ai clienti gentili».

Maurizio Valentini, invece, è tra i fondatori della Trattoria de “Gli amici”, nata come una piccola paninoteca 23 anni fa – «Pane amore e fantasia ci chiamavamo» – e diventato un vero e proprio ristorante nel 1998. Lui ha 52 anni e vive in periferia della capitale insieme alla mamma.

Maurizio ha vinto una sfida, con questa occasione professionale: sul suo certificato di invalidità è stata a lungo presente la dicitura “pericoloso per sé e per gli altri”, che però sono riusciti a far togliere dimostrando sul campo che in lui non c’era proprio nulla di pericoloso.

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Maurizio e Gianluca

Lo pensa probabilmente anche Gianluca Quintaiè, che come cameriere in piazza Sant’Egidio a Roma ci lavora da due anni, e che segue fedelmente Maurizio anche in questa giornata al Refettorio.
«Io sono nato nel 1992 e Maurizio nel ’92 ha iniziato a lavorare qui, pensa», ci dice.

Maurizio si è appassionato anche al mondo dei vini, tanto da cercare di imparare tutto quello che ha potuto da alcuni sommelier con cui hanno collaborato. Ha studiato le etichette di molti vini e oggi è responsabile della cantina alla Trattoria.
È il sommelier ufficiale, è lui che consiglia vini in abbinamento ai piatti: «Il cliente ascolta i miei consigli. Ma io non glielo dico che però sono astemio!».

E conclude: «Tutti i disabili hanno diritto di lavorare, anche quelli come me. Siamo abili, idonei e capaci».

Oltre a loro erano presenti ragazzi del personale della Locanda dei girasoli di Roma, e del ristorante Fantàsia di Venezia.

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