«Attenzione a non lasciarci dietro i feriti». La presentazione del Rapporto sulle povertà alimentari

rapporto«È importante evitare il rischio di interpretare tutti i problemi come legati alla povertà del cibo, mentre quella alimentare è un aspetto della povertà economica. Chi non ha soldi per cibo non ha risorse per abbigliamento, casa, medicinali. Il problema va affrontato in un panorama più ampio».

Lo ha affermato Walter Nanni, responsabile dell’ufficio studi di Caritas Italiana, presentando il Rapporto Caritas 2015 “Povertà plurali”, dedicato alle povertà alimentari in Italia e in Europa.

Il Rapporto è stato illustrato nei giorni scorsi durante il convegno Diritto al cibo. Interventi di prossimità e azioni di advocacy, l’ultimo appuntamento ufficiale della Caritas Italiana all’Expo di Milano.

Secondo i dati Eurostat citati dal Rapporto più di 53 milioni di persone nell’Unione Europea non riescono a soddisfare in modo stabile l’esigenza di un pasto proteico e adeguato.

A fronte di una media europea del 10,5%, in Italia il 14,2% della popolazione non può permettersi una dieta sufficiente, con un incremento record del 130% in 5 anni, il più alto in tutta la Ue seguito solo dal Regno Unito.

E la disoccupazione non è la causa primaria, se è vero che sono molto sotto la media paesi come il Portogallo che, anche se in crisi economica, evidentemente ha una società costituita da forti reti di sostegno.

Sempre secondo il Rapporto le famiglie che in Italia dichiarano di non avere soldi per acquistare cibo, in certi momenti dell’anno, sono aumentate del 60% dal 2007 al 2013 (addirittura +88% nel Sud Italia).

Una situazione allarmante confermata dai 6.273.314 di pasti erogati nel corso del 2014 da 353 mense diocesane, e dai 3.816 centri di distribuzione viveri, promossi da 186 Caritas diocesane, che si fanno carico di un vasto bisogno alimentare di persone e famiglie, italiane e straniere.

Nei centri d’ascolto Caritas italiani nel 2014 si sono rivolte 170mila persone, in rappresentanza (contando i loro familiari) di 500mila persone. Il 58,1% è costituito da stranieri, il 52,2% da donne, 70% tra persone tra 25 e 54 anni, 48,6% coniugati, 75,3% hanno diploma di studio inferiore alla maturità (secondo l’Ue il minimo di istruzione per evitare la povertà), il 61,7% è disoccupato.

In base a un confronto tra i primi semestri di ogni anno, nel periodo 2013-2015, si evidenziano alcuni trend dei fenomeni di povertà. In particolare aumentano gli italiani (+4,1%) e aumentano le richieste avanzate da famiglie monogenitoriali e altri tipi di famiglie senza coniugi né partner conviventi (+10,2%).

«I dati ufficiali su Pil, crescita economica, occupazione a lungo termine dicono che c’è un miglioramento in Italia. Tuttavia noi non cogliamo ancora segni di una vera inversione di tendenza, ma di cambiamento dell’utenza sì – ha spiegatoWalter Nanni -. L’aumento degli italiani e la crescita delle famiglie monogenitoriali tra i nostri utenti potrebbe voler dire che stiamo tornando a una situazione simile a quella pre-crisi, in cui la povertà tocca le persone più deboli e i gruppi socialmente più disgregati. Ma attenzione a non dimenticarci i feriti che ci lasciamo dietro. Bisogna fare attenzione al post crisi, come dopo una guerra non bisogna trascurare quello che succede dopo il conflitto».

Eloquenti anche i dati delle risposte messe in atto a livello ecclesiale: 1.169 progetti anti-crisi economica delle diocesi italiane, di cui 171 fondi diocesani di solidarietà e 140 progetti di microcredito per famiglie e/o piccole imprese, 865 Progetti Otto per mille Italia, attivatidal 2012 al primo semestre 2015, dalle Caritas diocesane con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana e l’accompagnamento di Caritas Italiana. Questi ultimi solo nel 2014 sono stati 290 per un importo complessivo di oltre 30,5 milioni di euro.

La situazione nella Diocesi di Milano

Dall’analisi dei dati raccolti dal campione dei centri di ascolto della diocesi ambrosiana, tra il 2008 – anno d’inizio della crisi – e il 2014 emerge una significativa diminuzione di donne che passano dal 69% dei richiedenti aiuto al 57,9%; un calo degli stranieri che dal 74% scendono al 65,7%, un aumento dei disoccupati di lungo corso che dal 45,1% arrivano al 56,4%. Un quadro, dunque, che nel complesso segnala gravi difficoltà anche in uno dei territori economicamente più floridi del Paese.

A questo link, i dati sulla povertà della Diocesi di Milano 

A questo link la ricerca integrale “Povertà plurali”

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