#DopoExpoVorrei… vincere la fame nel mondo: è possibile

DSC_1454«Lo scorso 25 settembre l’Onu ha approvato i nuovi obiettivi del Millennio.
Gli Stati si sono impegnati a sradicare la fame.
Questa volta però non si sono limitati a dichiarazioni di principio, ma si sono dotati di strumenti che consentiranno di avviare un piano di lavoro con target specifici e misurabili. Insomma una porta si è aperta: siamo fiduciosi».

Lo ha detto ieri il segretario generale di Caritas Internationalis, Michel Roy, intervenendo all’incontro “Dopo Expo vorrei…Vincere la fame nel mondo è possibile”.

Parlando delle misure che bisognerebbe assumere per sradicare la fame nel mondo, Roy ha sottolineato che le proposte di Caritas Internationalis, «non nascono da una visione ideologica, ma dall’esperienza sul campo di 165 Caritas nazionali presenti in tutto il mondo, nei paesi ricchi e in quelli poveri».

Un’indagine condotta proprio fra tutti i membri della confederazione internazionale della Caritas ha messo in luce alcuni punti cruciali. «Secondo la Fao oltre il 70% del cibo che si consuma nel mondo è prodotto da piccoli agricoltori – ha sottolineato Roy –. Se si vuole sconfiggere la fame, bisogna aiutare loro, favorendo l’accesso ai terreni, ai mezzi di coltivazione e ai prestiti, sostenendoli nell’adeguarsi ai cambiamenti climatici, fermando la speculazione finanziaria sugli alimenti».

«In Madagascar, ad esempio, i piccoli coltivatori sono stati espulsi dai loro terreni dalle grandi aziende dell’agro-business interessate alla produzione di riso per il mercato cinese.
Il land-grabbing, insieme alla speculazione finanziaria e ai cambiamenti climatici, stanno impoverendo milioni di piccoli produttori da cui dipende la maggior parte del cibo che consumiamo. Dobbiamo cambiare questo sistema come ci chiede di fare il Papa con la Laudato si’», ha concluso Roy.

DSC_1452Per risolvere il problema della fame nel mondo, la campagna «Una sola famiglia umana. Cibo per tutti» lanciata nel 2013, chiede ad ogni Caritas di impegnarsi perché i propri paesi riconoscono per legge il diritto al cibo, passaggio fondamentale anche se non ancora sufficiente, per sviluppare leggi di contrasto alla povertà.

«Fino ad oggi solo 56 paesi riconoscono che il diritto al cibo è un diritto fondamentale dell’uomo nelle proprie costituzioni o attraverso leggi specifiche.
Nove paesi stanno legiferando.
La strada è ancora lunga», ha riconosciuto Martina Liebsch, di Caritas Internationalis.

Proprio in occasione di Expo, il governo italiano si è impegnato a inserire il diritto al cibo in Costituzione.
«Sarebbe un passo in avanti, ma per garantire il diritto al cibo nel nostro paese serve una lotta organica alla povertà.
E questo piano non può che passare che da una misura universalistica come il reddito di inclusione sociale, perché purtroppo il lavoro da solo non basta più a garantire livelli di vita dignitosa, come dimostra il crescente numero dei working poors. Non è questa la linea del governo, ma mi auguro che ci ripensi», ha detto Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana.

L’appuntamento rientra nel ciclo di dialoghi-testimonianza “Dopo Expo vorrei…” ideato da Caritas per riflettere sull’eredità di Expo. Ogni venerdì sino a fine ottobre, davanti al piccolo padiglione che Caritas ha allestito a Expo Milano 2015, è previsto il confronto tra un esperto e un testimone, sollecitati da un giornalista, a partire da una domanda: quale contributo l’Esposizione deve lasciare alla città nell’ambito nel quale sono impegnati.
La decisione di organizzare un programma di incontri aperti ai visitatori nasce dalla convinzione che Expo è occasione di incontro e confronto, capace di generare un cambiamento autentico, a cominciare dagli stili di vita della città.
Un’occasione che per realizzarsi deve essere stimolata, aprendo il confronto a tutti i cittadini e visitatori, oltre i circoli degli addetti ai lavori.
Questo cambiamento sarà, prima ancora dei numeri, il vero lascito per Milano e il Paese di Expo Milano 2015.

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