Gli studenti della Penn State University: «Ora con Caritas un rapporto speciale»

Venerdì sera in Expo, all’Edicola Caritas si è appena concluso il dibattito del ciclo “Dopo Expo vorrei…”, e i partecipanti stanno ancora discutendo intorno al tavolo dell’aperitivo.

Intanto, però, è entrato un gruppo di giovani.
Chiedono una spiegazione in inglese, e ottengono una guida d’eccezione: don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana, che ha appena terminato il suo intervento all’incontro, li accompagna lungo il percorso dell’Edicola.

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Sono una quindicina di studenti della Penn State University, l’università pubblica di Pennsylvania, costa est degli Stati Uniti.

«L’università ha una sede a Firenze, dove vengono mandati gruppi di studenti per degli stage semestrali. Noi, oggi, arriviamo proprio da Firenze – ci spiega Irene Schiatti, coordinatrice del gruppo. – Quella che questi ragazzi stanno facendo in Italia è un’esperienza simile a quello che per noi è l’Erasmus, un periodo di studio in università gemellate estere, secondo il programma promosso dall’Unione Europea».

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I ragazzi sono studenti di scienze dell’alimentazione, nella facoltà di agraria. Nel loro percorso sono incluse tematiche come la sostenibilità della produzione del cibo, e anche studi più sociali: il rapporto tra cibo e socialità, convivialità.

«In questo semestre a Firenze cerchiamo di esporli e far conoscere loro varie situazioni e realtà che in America non vedrebbero mai – continua Irene – Ad esempio, facciamo loro frequentare il mercato rionale, oppure hanno attività con la Caritas diocesana: hanno imparato a conoscere i programmi di aiuto alimentare, la distribuzione dei pacchi, sono stati alla mensa dei poveri.
Negli Stati Uniti, dove praticamente tutto è privato, non capita loro di incontrare molte realtà di aiuto come le nostre, per cui sono rimasti colpiti nel vedere come l’assistenza sociale in Italia è così strutturata e organizzata, e anche dal grande ruolo che ha da noi la Caritas».

La visita ad Expo, visto il tema dell’Esposizione Universale 2015,  era praticamente obbligata, così coerente con il loro percorso di studi.
Ma entrare all’Edicola è stato un fuori programma: si stavano già avviando all’uscita, quando hanno scorto il mini padiglione Caritas.

«Non sapevamo ci fosse Caritas, ma quando l’abbiamo vista, non potevamo non entrare: ormai c’è davvero un rapporto speciale».

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