«Profughi: l’accoglienza diffusa è la risposta. Comuni e parrocchie facciano la loro parte»

Mons. Gian Carlo Perego
Mons. Gian Carlo Perego

«Purtroppo l’accoglienza dei profughi non avviene in collaborazione, ma spesso in contrasto con i Comuni e questa contrapposizione tante volte diventa conflittualità sul territorio.
Sul totale di 95 mila richiedenti asilo presenti in Italia la Lombardia ad esempio, ne ospita quasi 10 mila, tanti ma meno di quanti ne ospita la Sicilia, proprio per il rifiuto da parte dei sindaci lombardi.
È questo un aspetto sul quale il programma d’asilo in Italia deve fare passi in avanti.
Su 8mila comuni solo 376 in tutta Italia hanno attivato un progetto nel sistema nazionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati Sprar.
Se ognuno facesse la propria parte e se a loro si unissero anche le 27mila parrocchie italiane, rispondendo all’appello del Papa che è una grande provocazione culturale anche per i fedeli, potremmo realizzare un modello di accoglienza diffusa più gestibile, senza sprechi, e che favorirebbe l’integrazione effettiva degli ospiti».

Lo ha detto nei giorni scorsi monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo al convegno “Le migrazioni forzate nel Mediterraneo e nel resto del mondo: la terra, fattore di espulsione”, organizzato ad Expo da Caritas.

Monsignor Perego ha portato alla luce anche la situazione dei minori stranieri, molti di loro in arrivo da soli.

«Tra le situazioni di accoglienza ancora deboli è da registrare la situazione dei minori stranieri: su 14mila registrati lo scorso anno e gli 8.500 quest’anno, solo mille sono accolti nei centri e la maggior parte è in strutture non adatte.
Di 3707 (dato 2014) si sono perse le tracce.
Se un minore non viene subito affidato a qualcuno e quindi tutelato, non si può dire che questa persona si trovi in una situazione di garanzia e tutela».

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