Cento commensali, quattro chef e una manciata di stelle per la solidarietà

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«Spezzate tutti il pane, dividetelo e scambiatelo con il vostro vicino».

Così don Giuliano Savina, parroco di Greco, il quartiere periferico a nord di Milano dove nel teatro in disuso è stato ricavato il Refettorio Ambrosiano, ha accolto gli ospiti della seconda cena di raccolta fondi No more excuses, promossa da Caritas Ambrosiana nella serata di sabato 26 settembre.

Tutti esauriti i 96 posti disponibili e per i quali l’offerta minima era di cento euro a testa, per un ricavato complessivo destinato a sostenere proprio il Refettorio.
Ai tavoli anche molte persone di origine straniera.

A preparare le pietanze quattro chef pluristellati: gli italiani Massimo Bottura e Niko Romito, il brasiliano Alex Atala e l’americano Matt Orlando.
Il Refettorio Ambrosiano è stato un’intuizione di Massimo Bottura e Davide Rampello, immediatamente accolta da Caritas Ambrosiana.
Dello chef l’idea di uno spazio dove cucinare le eccedenze di Expo a favore delle persone in difficoltà mentre Rampello si è occupato di mettere insieme gli artisti che, con le loro opere, hanno abbellito gli interni del Refettorio.

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«Caritas Ambrosiana – ha raccontato ancora don Giuliano ai commensali spiegando il progetto – ha raccolto da subito la sfida e ha individuato in questa vecchia struttura non più utilizzata il luogo dove dare da mangiare, ogni sera, a 90 persone segnalate dai propri servizi e inserite in progetti di inclusione sociale.

E a cucinare per gli ospiti sono, come questa sera, gli chef pluristellati che Bottura ha chiamato a raccolta per partecipare all’iniziativa del Refettorio.

Qui, secondo il modo di operare proprio della Caritas, non si dà solo un pasto ai più bisognosi, ma vi è una presa in carico complessiva della persona, che viene accompagnata verso percorsi di autonomia, anche in un contesto di bellezza. Di Refettorio e delle persone stesse».

Tutte le portate messe in tavola sono state introdotte dagli chef, che hanno così potuto spiegare come hanno utilizzato le materie arrivate quella mattina.

«Siamo riusciti a dare luce a un luogo chiuso e pieno di polvere – ha detto Massimo Bottura all’inizio della cena –.
Gli chef che abbiamo coinvolto hanno condiviso il nostro spirito e cioè quello di cucinare per i più bisognosi improvvisando un menù sempre diverso con quegli alimenti provenienti da Expo che altrimenti sarebbero destinati a essere buttati via».
Credit: Roberto Cosentino
Credit: Roberto Cosentino
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