Turkson: «Expo denunci le disuguaglianze per non essere complice dell’ingiustizia»

nutriresipuo 3«Come è possibile che, in un mondo capace di ottenere tanti risultati, ancora esistano i poveri e gli affamati?

Come è possibile che non abbiamo ancora eliminato la povertà, la fame e la malnutrizione?

Ci siamo impegnati a sufficienza in questa lotta?
Se non si mettono in moto queste domande, Expo, e noi al suo interno, diventiamo complici dell’ingiustizia planetaria».

Così il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo nei giorni scorsi ad Expo al convegno Nutrire il pianeta si può. Oltre i paradossi del cibo, promosso da Caritas Italiana insieme all’Arcidiocesi di Milano, ad Aggiornamenti Sociali e al PIME.

«Expo è una parabola che mostra le cose come potrebbero essere, in questo senso è un’utopia, un luogo artificiale, immaginato e progettato per permettere al mondo intero di dare una rappresentazione di sé attraverso l’alfabeto del cibo e per essere da stimolo.

Dentro Expo possiamo ammirare la stupefacente abbondanza e la varietà di prodotti, possiamo incontrare e persino gustare la diversità e la ricchezza delle culture, renderci conto della potenza dell’intelligenza umana, della sua capacità di comprendere le leggi della natura.

Al tempo stesso in Expo non tutti i padiglioni sono uguali, e non solo per le scelte compiute da ciascun Paese. Quelle che dentro Expo ci appaiono come differenze nel mondo reale sono disuguaglianze e iniquità» ha sottolineato il cardinale, ammonendo il mondo che si è dato appuntamento ad Expo a «guardare negli occhi i volti dei milioni di bambini, donne, uomini che patiscono la fame».

«Siamo obbligati a riconoscere che il nostro mondo, mentre si dichiara impegnato nella lotta alla fame e alla povertà nei fatti è in guerra contro i poveri e gli affamati», ha detto Turkson.

Nel suo intervento il Cardinale ha toccato anche temi specifici.

Sul rapporto tra produzione agricola e finanza ha detto che «gli strumenti finanziari che oggi chiamiamo “derivati” sono stati inventati come mezzo per controllare l’incertezza legata alle oscillazioni dei prezzi, riducendo la precarietà dei produttori di generi alimentari.
Ma quando la speculazione finanziaria se ne impossessa, il risultato è un aumento della volatilità dei prezzi e dunque un peggioramento delle condizioni dei produttori, specialmente i più piccoli».

Richiamandosi alle posizioni espresse dal Papa nell’Enciclica Laudato si’ Turkson a proposito di OGM ha ricordato che «in alcune regioni il loro utilizzo ha prodotto una crescita economica che ha contribuito a risolvere alcuni problemi, ma la loro introduzione genera una concentrazione della proprietà terriera, con l’espulsione dei piccoli produttori».

Secondo il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace all’origine del percorso di sviluppo economico che l’umanità ha seguito negli ultimi due secoli ci sono due illusioni.

La prima è «che sia possibile una crescita economica senza limiti, e che sia possibile trovare a ogni problema una soluzione puramente tecnica, senza interrogarci sul senso di ciò che facciamo e sulla necessità di modificare i criteri in base a cui agiamo».

Il secondo errore è «l’eccessiva enfasi posta sui risultati a breve o a brevissimo termine» che «segna l’economia e la finanza tese unicamente alla ricerca del massimo profitto immediato, sia la politica, focalizzata sulla ricerca del consenso molto più che sul bene comune».

«L’unica soluzione possibile è dunque uscire da un modello di sviluppo prigioniero dell’intreccio tra tecnocrazia e immediatismo, optando per “uno sviluppo reale” cioè capace di assumere la realtà nella sua interezza secondo il paradigma dell’ecologia integrale che papa Francesco ci ha proposto nella Laudato si’», ha osservato Turkson.

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