In tre anni 36 nuove guerre nel mondo. Il 90% sono in paesi poveri

COnL94IW8AAT182«In tre anni il numero di guerre è passato da 388 a 424 e la tendenza è in costante crescita per cui non ci si può stupire dei flussi migratori di questi giorni».

Caritas Italiana, attraverso la presentazione del suo vicedirettore Paolo Beccegato, ha presentato in Expo Cibo di guerra, il 5° Rapporto sui conflitti dimenticati nel mondo in una edizione dedicata al rapporto tra cibo e conflitti armati, in una sorta di speciale Expo.

«La stragrande maggioranza di questi conflitti si combattono dentro i confini degli stati e per il 90% riguarda paesi poveri – ha spiegato ancora Beccegato. – Contemporaneamente è anche aumentata la spesa militare, che fino all’11 settembre stava diminuendo.
Da quel momento, invece molti conflitti furono ri-militarizzati, vennero chiuse le vie di dialogo, producendo un aumento di guerre in tutto il mondo».

Secondo il rapporto la spesa militare in particolare degli Stati Uniti tra il 2010 e il 2014 è aumentata del 36,1%, della Cina dell’8%, dell’Arabia Saudita del 5%, della Russia del 4,4%, del Regno Unito del 3,8%, della Francia del 3,3%, del Giappone del 3%.

Presentati anche i risultati di una rilevazione sulle persone in fuga dalla guerra, accolte nelle chiese locali, grazie anche al circuito delle Caritas, in 50 diocesi da ottobre 2014 a marzo 2015.

Il 20% degli immigrati accolti dalle strutture in questione è fuggito dal conflitto in Libia,
il 12,1% dalla Nigeria,
il 9,1% dall’Ucraina
e il 7,1% dal Gambia.

Sono individui in prevalenza giovani:
nel 71,9% dei casi non superano i 34 anni di età,
soltanto l’1,4% è costituito da anziani ultra 65enni.

Quasi la metà (49,2%) ha lasciato il proprio paese nel 2014 e nei primi mesi del 2015.

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