«Basta un attimo e si aprono tesori». Davide, il “buttadentro” dell’Edicola

wpid-wp-1440153156072.jpeg«Dov’è Davide, dov’è andato?», chiede qualcuno dentro l’Edicola, sbirciando fuori.
«È là, davanti al padiglione del Sudan, sta cercando di convincere qualcuno a entrare», risponde una guida ridendo.

Quando lo cercano, fuori dall’Edicola, raramente lui è lì vicino all’ingresso.
Un “buttadentro” così non ce l’ha praticamente nessuno.

Davide, 21 anni, milanese di via Padova e studente di beni culturali all’Università Cattolica, è un entusiasta.
Uno di quelli che crede davvero in quello che fa e che ti dice, ci crede così tanto che te ne accorgi appena ti punta, a venti metri di distanza.

Fa il volontario per la Caritas, qui in Expo, e il suo compito è stare sul Decumano e invitare le persone a entrare, spiegando cosa troveranno all’interno dell’Edicola.
Ma invece di stare nello spazio antistante al padiglione, lui si allontana, ferma la gente, si presenta, si racconta, ascolta. Ascolta tanto.
E le persone, dopo aver parlato con lui, entrano.
A volte addirittura tornano indietro, se avevano già oltrepassato l’Edicola.

«Se tu ascolti, le persone si raccontano. Vogliono parlare di sé, della propria storia, dire a qualcuno quello che pensano. Qui con noi possono farlo, c’è questo scambio», ci spiega.
E Davide ha ascoltato così tanto che ora ha un patrimonio di incontri da condividere.

«C’è stata una coppia di Cassano d’Adda, sui sessant’anni. Conoscevano già Caritas, ma alla fine della visita sono stati entusiasti.
La signora aveva degli occhi bellissimi, si è illuminata soprattutto dopo aver visto la mostra fotografica sulle donne, il cibo e lo sviluppo. Al termine quasi mi spiegava lei la mostra, commentava, mi diceva: tutti potessero lavorare, se lo volessimo davvero, potremmo far ripartire davvero il mondo».

Ha incontrato una donna ungherese «che si è messa con calma al tavolino fuori dall’Edicola, ha sfogliato tutta la copia di Scarp de’ tenis che le ho dato, con interesse e senza fretta.
Poi ha visto la recensione del film Il pranzo di Babette, e su quella ha iniziato a raccontarsi. Quello era il suo film preferito, lo adora per come è sviluppato il tema del dono».

C’è stata anche una famiglia francese, una coppia giovane con un bimbo neonato.«Hanno chiesto cosa fosse Caritas, non la conoscevano. Ho spiegato loro la storia, che la Caritas è nata con Paolo VI, ho raccontato loro che lui amava molto Pascal e la cultura francese e così li ho incuriositi».

E conclude, prima di correre a riprendere il suo lavoro: «Qui tutti possono sentirsi a casa: nella prima stanza c’è una mappa del mondo, e quindi ciascuno può trovarci il proprio paese, la propria casa. Io ascolto e chi mi è di fronte si racconta.
Sto scoprendo un’umanità fresca e bella.
Basta davvero un attimo e si aprono occasioni di incontro che sono veri e propri tesori».

Annunci