Il prefetto Morcone: «No alla distinzione tra rifugiati e migranti economici»

protezione 2015_1«Assistiamo a resistenze incomprensibili da parte di alcuni paesi europei. Ma l’Europa sta facendo passi in avanti, anche se ci sono ancora luci e ombre.
La nuova politica migratoria che prevede la ripartizione in quote non lascia soli i paesi di primo ingresso ed è un colpo a quell’accordo di Dublino che abbiamo messo in discussione anche durante il semestre di presidenza italiano».

Così è intervenuto il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno, al convegno organizzato dalla Caritas Italiana in Expo per presentare il II Rapporto sulla protezione internazionale in Italia, realizzato da Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, ANCI, CITTALIA, SPRAR in collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

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«Profughi: l’accoglienza diffusa è la risposta. Comuni e parrocchie facciano la loro parte»

Mons. Gian Carlo Perego
Mons. Gian Carlo Perego

«Purtroppo l’accoglienza dei profughi non avviene in collaborazione, ma spesso in contrasto con i Comuni e questa contrapposizione tante volte diventa conflittualità sul territorio.
Sul totale di 95 mila richiedenti asilo presenti in Italia la Lombardia ad esempio, ne ospita quasi 10 mila, tanti ma meno di quanti ne ospita la Sicilia, proprio per il rifiuto da parte dei sindaci lombardi.
È questo un aspetto sul quale il programma d’asilo in Italia deve fare passi in avanti.
Su 8mila comuni solo 376 in tutta Italia hanno attivato un progetto nel sistema nazionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati Sprar.
Se ognuno facesse la propria parte e se a loro si unissero anche le 27mila parrocchie italiane, rispondendo all’appello del Papa che è una grande provocazione culturale anche per i fedeli, potremmo realizzare un modello di accoglienza diffusa più gestibile, senza sprechi, e che favorirebbe l’integrazione effettiva degli ospiti».

Lo ha detto nei giorni scorsi monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo al convegno “Le migrazioni forzate nel Mediterraneo e nel resto del mondo: la terra, fattore di espulsione”, organizzato ad Expo da Caritas.

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Matthew, rifugiato ugandese: «Restituisco a chi mi ha fatto sentire a casa»

teca3C’era una volta la povera vedova del Vangelo che aveva offerto i suoi due spiccioli nel tesoro del Tempio. Quella che aveva messo più di tutti i ricchi, secondo Gesù che l’aveva osservata durante quel gesto.

E ci sono storie, oggi, che quando accadono fanno tornare alla mente la vedova del Tempio.

Matthew scappò dall’Uganda nel 2009, in fuga dalle violenze che affliggono ancora il Nord del Paese. A casa lasciò la moglie, tre figli piccoli e il suo lavoro da insegnante di inglese, sperando di trovare presto un posto sicuro anche per loro.

Quando arrivò in Italia fece richiesta di asilo politico, e intanto fu aiutato, per le pratiche, per orientarsi, per ricostruirsi una vita, dalla Caritas.

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Cento commensali, quattro chef e una manciata di stelle per la solidarietà

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«Spezzate tutti il pane, dividetelo e scambiatelo con il vostro vicino».

Così don Giuliano Savina, parroco di Greco, il quartiere periferico a nord di Milano dove nel teatro in disuso è stato ricavato il Refettorio Ambrosiano, ha accolto gli ospiti della seconda cena di raccolta fondi No more excuses, promossa da Caritas Ambrosiana nella serata di sabato 26 settembre.

Tutti esauriti i 96 posti disponibili e per i quali l’offerta minima era di cento euro a testa, per un ricavato complessivo destinato a sostenere proprio il Refettorio.
Ai tavoli anche molte persone di origine straniera.
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