I Mondiali di calcio di Expo per la “Cucina in rosa” delle profughe in Libano

Sono iniziati da qualche giorno i Mondiali di calcio.
Di cosa parliamo?
Del torneo organizzato all’interno di Expo Milano 2015 tra le squadre composte dallo staff dei padiglioni di Expo.

Foto: www.micascemi.org
Foto: http://www.micascemi.org

Noi di Caritas ci siamo, tutte le sere: a bordo campo, ma con un ruolo che è quello più importante di tutti.
Perché, cogliendo la proposta degli organizzatori, abbiamo messo una teca all’interno della zona del campetto per una raccolta fondi destinata a un progetto per le donne migranti e rifugiate in Libano.

La Cucina in rosa

In Libano più di 150 mila donne sono domestic workers, impiegate nei settori delle pulizie domestiche presso le famiglie libanesi. La maggior parte di loro viene dalle Filippine, Sri Lanka, India e Africa.

Ma la speranza di trovare – in questo paese per loro straniero – un lavoro e un salario migliore, si traduce spesso in schiavitù: i datori di lavoro di solito sequestrano loro il passaporto e le trattano come vere e proprie prigioniere, sottoponendole tutti i giorni a ricatti, sfruttamento, violenze psicologiche e fisiche.

Quando alcune di loro riescono a scappare cercano appiglio tramite le ambasciate che le inviano agli shelter, una sorta di centri di accoglienza. Qui rimangono fino a che non riescono ad ottenere i documenti per il rimpatrio, un tempo che varia da poche settimane a un anno.

All’interno dello shelter di Rayfoun, a 30 km da Beirut – creato nel 2006 da Caritas Lebanon Migrant Centre – , dove queste migranti, rifugiate e profughe sono accolte spesso con i propri figli, la cucina deve essere ristrutturata: lo spazio non è più adeguato alle nuove norme igienico-sanitarie e anche l’impiantistica, gli arredi e le attrezzature devono essere cambiati.
E andranno proprio a finanziare questo progetto i fondi raccolti durante le partite dei Mondiali in Expo.
Oltre a questo, le offerte serviranno per organizzare corsi di cucina che aiuteranno le donne (attualmente ne sono ospitate circa 100) a ritrovare un lavoro.

In questo momento sette ragazzi, impegnati in un campo di lavoro della Caritas Ambrosiana, stanno lavorando proprio allo shelter di Rayfoun e sul loro blog raccontano l’esperienza forte che stanno vivendo.

«Per la prima volta sono felice qui»

Foto: www.micascemi.org
Foto: http://www.micascemi.org

«È la prima volta che sono felice qui a Rayfoun», ha confidato loro, commossa, Marylin, dopo una delle attività che i ragazzi hanno organizzato per tentare di far sembrare normale una vita che normale non è.

Hanno impegnato le donne nella creazione di braccialetti, cornici, ventagli e collane floreali, sono poi passati ai murales, a canti e balli, addirittura a lezioni di aerobica e una sfilata di moda, per finire con l’elezione di Miss Shelter 2015.

«Siamo piombati in un mondo di pochi metri quadri vissuto, sopravvissuto, odiato, sopportato da queste giovani provenienti da Etiopia, Kenya, Filippine, Bangladesh, Togo, Iraq, Siria – raccontano qui. – Per alcuni questi saranno solo nomi di paesi, ma per noi sono diventati volti, storie, abbracci, sorrisi, pezzi di cuore. Un cuore la cui crepa si allarga sempre più ogni volta che una ragazza si lascia trapelare qualche frammento della sua storia».

Leggi il comunicato sul progetto Cucina in rosa sul sito di Caritas Ambrosiana 

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