#ShareHumanity: il presidente di Caritas centrafricana premiato domani a Ginevra

Dieudonné Nzapalaingari, arcivescovo di Bangui e presidente di Caritas Repubblica Centrafricana
Dieudonné Nzapalaingari, arcivescovo di Bangui e presidente di Caritas Repubblica Centrafricana

Domani, a Ginevra, in occasione della Giornata Mondiale Umanitaria indetta dall’Onu e celebrata anche in Expo, monsignor Dieudonné Nzapalainga, vescovo di Bangui e presidente della Caritas della Repubblica Centroafricana, riceverà il premio Sergio Vieira de Mello 2015.

Un premio condiviso, perché a riceverlo insieme a lui saranno altri due leader religiosi: l’Imam Oumar Kobine Layam e il pastore protestante Nicolas Guérékoyaméné-Gbangou, presidente della Alleanza Evangelica.

Devastata dalla violenza, la Repubblica Centrafricana è impegnata nella peggiore crisi della sua storia: centinaia di migliaia i morti e tantissimi coloro che sono stati costretti a fuggire. Numerosi sono stati i tentativi di definirla una “guerra di religione”, ma le motivazioni di questa guerra interna sono tutte politiche.

E a opporsi a questi tentativi di tirare in mezzo la religione sono stati proprio i tre pastori, che hanno lavorato incessantemente e insieme per placare gli animi e persuadere musulmani, cattolici e protestanti a lasciar cadere ogni violenza.

Il prestigioso riconoscimento che, insieme, riceveranno domani, è intitolato a Sergio Vieira de Mello, incaricato delle Nazioni Unite che è morto nell’attentato contro le Nazioni Unite a Baghdad nel 2003, e vuole premiare i tre leader religiosi per i loro sforzi nel mantenere il dialogo interreligioso malgrado il conflitto e nella ricostruzione del paese.

Leggi l’intervista a monsignor Dieudonné Nzapalainga.

La Piattaforma per la Pace ha contribuito alla prevenzione del conflitto nella Repubblica Centrafricana?

«La Piattaforma per la Pace aiuta a prevenire conflitti nella Repubblica Centrafricana. Abbiamo messo in guardia la popolazione dalla manipolazione della religione a fini politici. Abbiamo denunciato lo sfruttamento indebito della religione. Siamo uomini di parola, non per l’uso della forza. Non forziamo, ma ci rivolgiamo alle coscienze lasciando alle persone la libertà di fare le proprie scelte. La Piattaforma per la Pace è servita da sentinella: ha visto il pericolo in arrivo e ha messo in allerta la popolazione. Uomini e donne ci hanno detto che le nostre parole hanno significato che, anche nel caos, il peggio è stato evitato».

Perché è stato importante per la Piattaforma per la Pace essere multi-religiosa?

«C’è un proverbio africano che dice: “Un solo dito non basta a togliere i pidocchi dalla testa”. Sappiamo che l’unione fa la forza. Dobbiamo andare oltre ciò che ci divide alla ricerca di interessi nazionali. La Piattaforma è stata un luogo di dialogo e  libertà d’espressione. È stata una casa per l’Altro e per le differenze tra persone. Combiniamo gli sforzi per cercare un consenso. Unendoci nonostante le nostre differenze religiose, mostriamo la forza di ognuno di noi e la soluzione ai nostri problemi».

Com’è la situazione oggi?

«La calma sta ritornando gradualmente nei cuori e nelle menti. I giovani sono tornati a scuola. Le attività riprendono piano. Ma i gruppi armati non hanno disarmato. Il disarmo pianificato non è ancora iniziato. Siamo in una situazione che può scoppiare da un momento all’altro. E’ una pace precaria. Resta la possibilità per i gruppi armati di creare problemi. Le persone si guardano in cagnesco».

Quali sono gli attuali piani per la Piattaforma?

«La Piattaforma continua a informare le persone, a formare educatori per la pace. Incoraggia interventi non violenti promuovendo il dialogo tra religioni. Musulmani, cattolici e protestanti lavorano assieme e questo è un simbolo di unità nella diversità. Prepara rapporti da far circolare nel paese in sostegno dell’impiego locale e collabora alla realizzazione di attività congiunte. Ed è anche impegnata nel processo politico e fa pressioni in favore del dialogo».

Come la comunità internazionale potrebbe meglio intervenire in crisi come quella della Repubblica Centroafricana?

«La comunità internazionale deve essere imparziale: deve essere data voce ai protagonisti locali per dare loro potere e mostrare loro fiducia. E poi deve essere attiva nella prevenzione. Può evitare gli errori del passato evitando di imporre la propria agenda».

Segui il racconto della Giornata mondiale Umanitaria anche sui social network con l’hastag #ShareHumanity

Annunci