Le Caritas lombarde: «Le parrocchie mettano a disposizione spazi per l’accoglienza dei migranti». Basta a «campagne mediatiche che soffiano sul fuoco della paura»

CENTRO ASTALLI DI ACCOGLIENZA PER IMMIGRATI
CENTRO ASTALLI DI ACCOGLIENZA PER IMMIGRATI foto agensir.it

No a una certa retorica politica immorale, no alle illusioni, sì alle aperture. «Affinché le parrocchie mettano a disposizione spazi adeguati per una accoglienza [dei migranti] diffusa sul territorio. Presenze di poche unità nelle nostre comunità parrocchiali, favoriscono un approccio più sereno da parte della popolazione, una convivenza più accettata e sostenuta dal volontariato».

È l’appello unitario delle Caritas delle Diocesi lombarde, che hanno diffuso un documento (clicca qui per scaricare il testo integrale) nel quale raccontano in 5 punti l’impegno profuso su questo tema e cosa é necessario attivare per una reale accoglienza.

«Le Caritas di Lombardia – si legge -, insieme ad altre collegate, stanno gestendo più di 2000 tra profughi e richiedenti asilo, e migliaia di altri stranieri regolarmente presenti ma ancora privi di una dimora adeguata». Oltre ad offrire vitto e alloggio, «propongono percorsi di alfabetizzazione, formazione e orientamento al lavoro, sostegno e tutela giuridica, supporto scolastico e animazione del tempo libero a favore dei minori spesso con i costi a nostro carico».

Illudersi che il fenomeno migratorio si arresti a breve, o si argini costruendo muri, è ingenuo, ammoniscono: «Finché permarranno le iniquità all’origine di ogni male sociale, finché la comunità internazionale non affronterà il cancro del terrorismo islamico che si sta impossessando di intere aree del mondo, finché continuerà il forzato allontanamento di intere popolazioni causato dall’accaparramento delle terre (landgrabbing) e dai cambiamenti climatici, l’Europa sarà oggetto di una pressione continua».

Nel testo, firmato anche da mons. Erminio de Scalzi quale delegato della Cel (Conferenza Episcopale Lombarda), non manca una denuncia nei confronti delle «fuorvianti campagne mediatiche che soffiano sul fuoco della paura e che tolgono lucidità all’opinione pubblica» e contro «l’immoralità di una certa retorica politica che paventando “invasioni”, definendo ogni profugo come “clandestino”, finisce per autorizzare il cittadino a non sentirsi corresponsabile nell’accoglienza».

È inoltre necessario, aggiungono, attivare «procedure di controllo più rigorose rispetto agli Enti cui viene affidata la gestione di strutture di accoglienza», perché è intollerabile, precisano, «la disonestà e il cinismo di imprenditori senza scrupoli che oltre a truffare lo Stato e i bisognosi mettono in cattiva luce coloro che operano anche a proprie spese e nel rispetto della legalità».

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