«#ConDividiamo oltre le apparenze». Il racconto dei più piccoli

Dopo le voci degli adulti che hanno partecipato lo scorso aprile alla Festa delle famiglie in piazza #ConDividiamo organizzato da Caritas Ambrosiana per prepararsi all’Expo di Milano, portando ciascuno la propria esperienza di condivisione, pubblichiamo anche la testimonianza di un bambino che ha partecipato alla festa di Milano.

«Penso che sia bello aiutare gli altri e non pensare solo a se stessi.

Noi andiamo a trovare gli anziani soli e facciamo dei giochi con loro negli ospizi a Milano, e anche in montagna quando d’estate andiamo in vacanza. Nel mese di dicembre facciamo una grande festa che chiamata Rigiocattolo, che serve a non buttare via i giochi usati e venderli per aiutare i bambini malati di Aids in Africa.

È come una catena: noi siamo stati aiutati da altre persone ad andare a scuola, conoscere il mondo, a vivere in casa e non per strada. Ora anche noi possiamo aiutare altri.

Adesso la mia famiglia sta aiutando la signora Anna, che è italiana e sta per compiere 83 anni.

La tragedia di questa signora è che ha perso tutta la sua famiglia. Noi l’avevamo conosciuta perché era la nostra vicina della prima casa, abitava sotto di noi e ogni sera veniva a guardare le telenovele con noi: così è diventata una specie di nonna.

Quando è morto suo figlio, ha perso la casa perché non aveva pagato l’affitto. Noi allora abbiamo deciso di non lasciarla sola. L’abbiamo invitata in casa nostra e le abbiamo offerto un letto in cui dormire. Vive con noi da 4 mesi e speriamo che tra poco avrà una casa. A volte è un po’ difficile aiutare la signora Anna, ma poi ci siamo abituati a lei, e lei a noi, e infatti lei a volte ci fa dei regali per dire che siamo come i suoi nipoti.

Domenica siamo andati a Messa con il nostro gruppo e cinque di noi ragazzi hanno fatto delle preghiere per la pace, per chi vive nelle baracche, chi è malato, chi vive in Africa e non ha i soldi per comprare le medicine, per gli anziani.

Noi cinque bambini che abbiamo fatto le preghiere siamo rom e pensiamo sia bello che i rom preghino per gli altri».

Queste sono le parole di Georgel, un bambino rom rumeno, che oggi ha 12 anni, da qualche anno abita in una casa “vera” con la sua famiglia ma prima ha vissuto nel campo di via Rubattino, in una baracca.
Georgel ha partecipato a #ConDividiamo insieme a Rete di sostegno, che riunisce alcuni amici del gruppo scout Milano34, della Comunità di Sant’Egidio e altre realtà “amiche vicine”.

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