La macchina, i fucili, le monete. L’Edicola con gli occhi di un dodicenne

oratorio greco 1«Mi ha colpito soprattutto la macchina – dice Marta, 12 anni, che alza la mano per dire la sua, – è un’opera che mette insieme la tecnica e la natura, rappresentata dal pane».

«Anche a me è piaciuta la macchina – le fa eco Daniele, anche lui dodicenne. – Mi hanno colpito soprattutto i fucili. Ho pensato: sono strani, cosa ci fanno lì dentro?».

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Qualcuno alza la voce dall’altra parte del gruppo: «Le monete!».

«La torre di monete, che fa vedere quanti poveri ci sono nel mondo», prova a spiegare meglio Luca.

Sono arrivati in visita a Expo con i loro educatori e il prete dell’oratorio, venticinque ragazzini di prima e seconda media, « quelli del percorso di catechesi con cui abbiamo lavorato tutto l’anno su questi temi – spiega don Stefano Saggin che li accompagna. – l’anno scorso li abbiamo portati a un incontro alla sede della Caritas Ambrosiana, siamo andati a conoscere meglio il servizio di guardaroba che abbiamo in parrocchia per chi ne ha bisogno, si chiama Il mantello di San Martino. Con i più grandi siamo anche stati al Sermig di Torino».

Vengono dall’oratorio di Greco, a Milano.
Non una parrocchia estranea a questo tipo di accoglienza, anzi, di sicuro un quartiere che ha lavorato molto sui temi che Caritas ha portato all’Expo: perché «è quella – sottolinea don Stefano – che ospita il Refettorio Ambrosiano».

Quest’anno i ragazzi hanno seguito un percorso che li ha portati a «riflettere sui doni che Dio ci dà, come persone e come comunità – ci racconta infine don Saggin, anticipando che – l’anno prossimo probabilmente proseguiremo su questa strada: e dopo aver scoperto quanto abbiamo ricevuto, cercheremo di capire come possiamo aprirci agli altri».‎

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