#ConDividiamo | La storia di Paolo, papà e pediatra, all’Expo delle famiglie

Paolo è medico pediatra. Nella sua carriera, spesso, ha dovuto spiegare ai neo genitori che il loro bambino aveva qualche problema di salute. Un giorno si è trovato dall’altra parte: la sua quarta figlia è nata down. 
Paolo ha partecipato con la sua famiglia a #ConDividiamo raccontando la sua esperienza all’Expo delle famiglie che Caritas  ha organizzato in aprile in venti piazze della diocesi.

«Ho quattro figli, la più piccola che oggi ha 21 anni è down.
Sono pediatra neonatologo e quanto è nata mia figlia mi sono trovato da entrambe le parti: ero il papà di chi nasceva e il suo pediatra.

La prima cosa che ho vissuto è stato uno shock, ho vissuto in prima persona quello che ho sempre raccontato agli altri. quella volta ho dovuto raccontarlo a me e soprattutto a mia moglie. Le donne però sono molto più forti, portano dentro di sé il frutto misericordioso del buon Dio e hanno uno sguardo diverso.

Subito dopo la nascita, ho fatto subito quello che si fa ai bambini down: un ecocardio, eco cerebrale e eco oculistica e, quando non c’è niente, tutto finisce lì.

Invece – ho scoperto quando è toccata a me – tutto inizia lì, perché è un cammino che comincia con difficoltà, con timore e anche rifiuto. La prima cosa che ci si chiede è: che senso ha che nasca un bambino così? che cosa vuol dire per me?

Il passaggio successivo arriva quando si comincia ad abbracciare il proprio figlio e quindi ad accoglierlo. E a questo punto è importante essere accompagnati.

Due anni dopo la nascita di mia figlia, nel mio ospedale è nato il bambino down di una coppia di amici, e con loro è iniziata una compagnia che, oltre ai bisogni immediati, voleva dare un senso a quello che ci era capitato, una compagnia che è cresciuta incontrando altra gente.

Un amico sacerdote ci è stato molto vicino e ad un certo punto ci ha indirizzato al gruppo “Famiglie per l’Accoglienza”, con cui è nato un rapporto che ci aiuta ad avere uno sguardo più ampio, un giudizio più preciso.

Insieme abbiamo fondato il gruppo “Amici di Giovanni” (Giovanni è il  nome del bimbo di questa nostra famiglia amica), proprio per testimoniare che c’è un percorso buono di vita che dà una possibilità di gioia dentro una difficoltà che è diversa per ciascuno di noi».

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