#ConDividiamo |A volte meglio non accogliere? La scelta di Raffaella e Gianpietro

Continuiamo con le testimonianze che ci hanno inviato le famiglie di Milano. che hanno partecipato a #Condividiamo, l’Expo delle famiglie nell’aprile scorso.
Raffaella e Gianpietro hanno scelto di riaccogliere, dopo una lunga lontananza, Carlotta – che era stata con loro in affido – anche se proprio in quel periodo Martina, la loro figlia, stava vivendo una malattia. E questo il loro racconto.

(I nomi delle ragazze sono di fantasia, per proteggere la loro privacy)
Questo è stato un anno particolarmente ricco di grazie.
Il ritorno di nostra figlia Carlotta dopo tre anni e mezzo di lontananza ci ha colto di sorpresa, un giorno dello scorso giugno.
Ci chiedeva di poter tornare a casa nostra.
Cosa dovevamo rispondere?
Era un momento molto difficile perché nostra figlia Martina non stava bene: ci saremmo complicati la vita dicendo di sì?

Il desiderio di riaverla con noi, però, era troppo grande e così abbiamo accettato, ricordandoci che da sempre, dall’inizio dalla nostra storia, il Signore non ci aveva mai lasciati soli.

Non che ci fossero mancati problemi o difficoltà, questo no, ma mai lasciati soli: una compagnia di amici sempre disponibili, anche solo per consolarci, gli incontri, le testimonianze ascoltate, sono stati una ricchezza per noi e un motivo di crescita umana in tutti questi anni.

Così abbiamo accettato.

Carlotta è tornata a vivere stabilmente da noi e nostra figlia Martina è cominciata a migliorare fino alla completa guarigione.

Durante l’ultimo dei nostri incontri, una persona ci ha detto che ciò che la colpiva maggiormente, di noi famiglie affidatarie, era il modo di stare insieme tra marito e moglie: non aveva visto delle coppie così unite in nessun altro ambito.

Questo ci ha fatto pensare a quanto siamo stati amati e abbracciati nel nostro limite e come l’accoglienza dei nostri figli affidati ci ha educato ad accoglierci, prima di tutto, come coppia: prima non eravamo così.
Il Signore ci ha presi e chiamati all’accoglienza con tutta la nostra piccolezza e meschinità, senza pretendere particolari requisiti, e questo ha generato legami, apparentemente impossibili, con figli non carnali e pazienza e carità nei rapporti tra noi tutti.

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