#ConDividiamo. L’affido “famiglia aiuta famiglia” di Giorgio e Luana

Continuiamo con i tanti racconti che le famiglie che hanno partecipato alla festa “#Condividiamo Expo2015” di Milano, il 12 aprile scorso, ci hanno inviato. questa è la voce di Giorgio e Luana, sposati da 25 anni, che hanno tre figli. La loro è una bella esperienza di accoglienza, che hanno fatto anche insieme all’associazione A piccoli passi.

Già quando ci siamo sposati nel progetto di famiglia che avevamo in mente, c’era l’idea di una famiglia che dovesse trovare tempi e spazi per aprirsi agli altri e uno dei modi che avevamo pensato era quello dell’affido. Abbiamo cominciato ad avvicinarci per conoscere l’esperienza di altri, ma poi la cosa è stata accantonata per l’arrivo dei nostri figli.

Ma quando il più piccolo ha compiuto 10 anni, abbiamo ripreso in mano l’idea iniziale, ci siamo riavvicinati, interessati e grazie anche ai consigli dell’associazione A piccoli passi a cui ci siamo rivolti, abbiamo iniziato un affido part-time.

Ormai sono sei anni che abbiamo un bambino con noi, è arrivato che aveva appena compiuto sei anni e a breve compirà dodici anni.

Inizialmente Carlo (il nome è di fantasia) veniva da noi nei week end e nei periodi di vacanza scolastica in quanto la sua mamma lavorava con i turni e non poteva accudirlo in alcuni giorni della settimana. La mamma è d’accordo, con questo affido: lei è sola e non ha molti supporti, un po’ fragile e bisognosa di una rete di amici intorno che potesse aiutarla nella sua esperienza di crescita come mamma.

In noi ha trovato un buon supporto e noi ci siamo trovati bene con lei e, se anche istituzionalmente non era partito così, alla fine possiamo dire che rientra a tutti gli effetti in quelle esperienze che oggi si chiamano affidi “famiglia aiuta famiglia”. Ci siamo avvicinati a lei con la delicatezza che queste esperienze richiedono, ma lei ce lo ha chiesto, anche se non sempre direttamente e così abbiamo potuto dare una mano anche a lei.

Da subito l’assistente sociale ci ha presentato questo affido come un bisogno a lungo termine e difatti sono ora sei anni che seguiamo Carlo, ma è una bella esperienza e positiva.

Cominciamo a vedere la fine di questo affido e questo significa che il progetto ha funzionato. Il bambino deve poter tornare definitivamente nella sua famiglia e l’affido stesso deve avere una fine. Ci sembra di poter dire che questo periodo ha permesso a un bambino di superare un momento di difficoltà che aveva la sua famiglia.

In questo percorso ci ha sempre aiutato l’associazione: negli incontri mensili con le altre famiglie portavamo i problemi che sorgevano di volta in volta con Carlo o con la sua mamma e trovavano lo spazio per essere affrontati.

Sicuramente questa esperienza ha fatto crescere tutti noi e per i nostri figli è stata un’occasione preziosa per mettersi alla prova su vari fronti. All’inizio erano preoccupati per vari aspetti sia pratici che affettivi. L’idea per i più grandi, all’epoca di 15 e di 17 anni, di dover condividere spazi abitativi con un altro fratello e la preoccupazione di affezionarsi troppo a qualcuno che poi se ne sarebbe andato, li aveva messi alquanto sulla difensiva. Ma ci è poi capitato di sapere che raccontassero fuori casa, orgogliosamente e con molti particolari, la bella esperienza fatta con l’affido. Per il nostro figlio più piccolo invece, la presenza di Carlo è sempre stata occasione di avere un nuovo compagno di giochi, marachelle e litigi… come succede tra tutti i fratelli.

Spesso, ciò che tu sei abituato a risolvere in un certo modo nella tua famiglia, non può essere riproposto ugualmente con il bambino che hai in affido, in quanto veniamo entrambi da esperienze diverse.

Per esempio noi eravamo abituati a mangiare in un certo modo nella nostra famiglia, mentre lui era abituato a mangiare in tutt’altro modo. Abbiamo quindi dovuto trovare un punto di contatto. Col tempo noi abbiamo ceduto su qualche parte e lui lo stesso…. e oggi Carlo mangia anche le zucchine, che all’inizio dell’affido avevano creato un po’ di difficoltà: lui non le voleva, ma da noi quello che c’è si mangia e questo aveva creato problemi anche i nostri figli. Varie discussioni si sono scatenate sul perché loro dovessero mangiare le zucchine mentre lui poteva lasciarle…

A volte sono più i dettagli della quotidianità che creano spunti per discutere, ma fanno crescere i rapporti.

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