#ConDividiamo. L’Economia di Comunione nell’azienda di Antonella e Daniele

Alla festa “#Condividiamo #Expo2015” di aprile, a Milano, tra chi ha partecipato ci sono state anche alcune famiglie del Movimento dei Focolari

Tra loro Antonella e Daniele, che per l’occasione ha voluto raccontarsi e raccontare la loro esperienza di famiglia che ha scelto di vivere seguendo i principi della spiritualità, educazione, socialità e solidarietà. Di “economia di comunione”, come la chiamano loro. Ecco la loro voce:

Siamo sposati da 28 anni e abbiamo due figli, Marco di 20 anni, e Giorgio di 16, viviamo a Garbagnate Milanese, in provincia di Milano. Lavoriamo insieme nell’azienda di famiglia, costituita negli anni 50 da mio padre; azienda che si è sempre occupata di imballaggi industriali.

Siamo venuti a conoscenza di questa “economia di comunione” subito dopo la nascita di Marco, ci è sembrato subito un progetto grandioso e ce ne siamo interessati. 

Ad uno dei primi incontri dei focolarini a cui partecipammo proiettarono un filmato sulla cittadella di Fontem, in Camerun, dove il movimento aveva allestito un ospedale, un college, ed altre attività tra cui una falegnameria per insegnare ai ai giovani del luogo un mestiere. Dopo qualche tempo abbiamo conosciuto Mario, un falegname in pensione che era appena rientrato da Fontem, dove aveva prestato la sua esperienza per la falegnameria. Ci raccontò del suo periodo vissuto a Fontem e parlando con lui scoprimmo l’esigenza di reperire macchinari per la falegnameria. Per caso avevamo proprio buona parte di quanto serviva nella nostra azienda. Da poco avevamo infatti accantonato delle attrezzature, che erano in attesa di essere vendute, perché avevamo cambiato tipo di produzione. Abbiamo quindi insieme concordato di donarli e mettemmo anche a disposizione spazio nel nostro magazzino per la raccolta e la preparazione dei containers. Questo fu l’inizio della nostra partecipazione all’EdC: mettere dunque disposizione non solo attrezzature, ma anche coinvolgerci come famiglia, donando il nostro tempo e le nostre competenze in modo gratuito.

Oltre a Fontem seguirono, nel tempo, diverse collaborazioni anche ad altri progetti in Africa e in Argentina. Particolarmente coinvolgente per le famiglie del nostro territorio, sono state appunto queste esperienza di sostegno (sia all’ospedale di Fontem in Africa che alla cittadella del movimento a O’Higgins in Argentina), in cui abbiamo concretamente sperimentato che la solidarietà è poi alimentata e sostenuta dalla Provvidenza.

Ci viene avanzata la richiesta di contribuire all’espansione in atto dell’ospedale con vari materiali: ci viene chiesto di verificare, con le famiglie della zona, la possibilità di mandare numerosi lavandini. Il tam tam si mette in moto. Si viene così a sapere che una famiglia, che lavora nel settore dei sanitari, aveva appena avuto un disguido: per un errore di acquisto avevano una partita di lavandini.

Un’altra famiglia, saputo delle esigenze della cittadella in Argentina, decide di esporre nel proprio negozio di ottica l’elenco dei tanti materiali richiesti, anche i più impensabili. Pian piano, abbastanza incredibilmente, arriva tutto: perfino un escavatore! Partono così quattro container dal porto di Genova.

Con questo inizio, ci siamo quindi interrogati come famiglia come potevamo ulteriormente cambiare il nostro stile di vita e le nostre abitudini, anche lavorative, per sempre più essere concreta testimonianza degli ideali con cui siamo cresciuti e che avevamo visto realizzati in queste esperienze. Il valore del mettersi in gioco e di fare squadra con altre famiglie, così come del vedere la propria vita come un tutt’uno: la sfera familiare e la quella professionale, in qualche modo, riflettono come un unicum gli stessi valori.

Anche nel nostro lavoro cerchiamo di agire con lo stesso spirito.

La nostra azienda che attualmente occupa 12 persone, via, via, negli anni si è modificata adeguandosi alle esigenze di mercato. Attualmente ci siamo specializzati e certificati nello studio e realizzazione di imballi per merci pericolose che dovranno essere trasportate via aerea e mare. In questi ultimi anni la nostra Azienda è molto cambiata nei rapporti con i nostri collaboratori che, anche se sono sempre stati buoni, sono diventati più profondi. La conoscenza va al di là del puro rapporto professionale, ad esempio, nella scelta dell’orario di lavoro si è tenuto conto delle esigenze di ciascuno.

Si cerca di essere aperti alle esigenze degli altri: farsele proprie e, quindi, mobilitarsi, cercando anche il supporto necessario interno a noi. La famiglia e l’azienda devono dar vita ad un bilancio sociale positivo: la famiglia è disposta a veder ridotti gli utili della propria attività, eventualmente anche a rinunciarli parzialmente, a fronte di un contesto sociale e umano positivo.

E tutto questo, ovviamente, si rispecchia sulla famiglia. Ci sembra dire e testimoniare che queste nostre scelte, spesso come detto non di comodo, ma anzi controcorrente, hanno cambiato i rapporti all’interno della nostra famiglia.

Tutti cerchiamo di condividere lo spirito dell’EdC, anche a casa e i valori che esprime. Analogamente ci pare proprio che il clima all’interno dell’azienda determini quella fiducia e positività che comporta ricadute positive nelle famiglie dei nostri dipendenti. Seppur consci che il nostro sforzo e contributo è comunque limitato, ci pare proprio che ogni famiglia possa concretamente attivarsi, nel proprio territorio e nelle attività che conduce, per essere un punto di riferimento concreto per un “lavorare” diverso.

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