«Yes, we can!», il saluto del cardinale Maradiaga al #CaritasDay

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Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga

«Essere liberi dalla fame è un diritto umano. Ripetiamolo insieme, tutti: essere-liberi-dalla-fame-è-un-diritto-umano!».

Lo scandisce forte, e chiede all’assemblea di farlo con lui, il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa, in Honduras, e presidente uscente di Caritas Internationalis.

Con il suo mandato, chiude in questi giorni, in occasione del Caritas Day in Expo e del convegno a cui hanno partecipato i rappresentanti di 85 Paesi del mondo, anche la campagna One human family. Food for all.

Ma non finisce la lotta contro la fame di Caritas: prossimo obiettivo, sconfiggerla definitivamente entro il 2025.

«Yes, we can. Yes, we can!». Possiamo sconfiggere la fame, ha affermato più volte Maradiaga in questi giorni, qui a Milano. A partire da piazza Duomo, dove lunedì sera l’ha gridato davanti alle 50mila persone accorse per la serata di benvenuto ai delegati Caritas.

«L’impatto della fame è più vasto di quanto si pensi, e i suoi effetti sono nefasti. Tutti devono avere energia per la vita: facciamo uno sforzo insieme.
Se non abbiamo energia dentro di noi, come possiamo trasmettere energia agli altri?».

Così il cardinale Maradiaga nel suo intervento al Caritas Day.

«Le Caritas nel mondo sono a servizio di 106 milioni di persone con programmi per ridurre la fame. Noi vogliamo essere una sola famiglia umana dove ci sia cibo per tutti, per questo dobbiamo condividere le risorse che Dio ci ha garantito».

La fame, ha detto, è una delle cause delle migrazioni.

«I nostri giovani in Honduras, El Salvador, Guatemala cercano di migrare negli Stati Uniti per trovare condizioni di vita migliori e un lavoro e aiutare la famiglia – ha raccontato. – La migrazione, il libero movimento, è un diritto delle persone, ma è anche un problema serio soprattutto quando entrano in mezzo le mafie: noi in Centro America abbiamo questo problema, abbiamo quelli che chiamano coyote, che chiedono migliaia di dollari per far attraversare il confine a un giovanotto nel deserto e spesso questi muoiono in mezzo al deserto. Come ha detto monsignor Luigi Bressan, la soluzione non è una soluzione militare o di forza, ma è quella di favorire lo sviluppo per paesi che producono migranti.

Ognuno vorrebbe vivere e morire nella terra dove è nato: se migra è perché è obbligato da condizioni che non gli permettono di vivere lì. È molto importante che la comunità internazionale continui a puntare sullo sviluppo. È vero che in momenti difficili come questo si devono prendere delle misure, ma la soluzione vera è lo sviluppo».

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