Cibo, terra, legalità e patrimoni Unesco: il programma d’esame del Capponi di Milano

wpid-wp-1431509473229.jpeg«Ragazzi, qui state attenti che questo è programma d’esame. O per italiano, o per spagnolo, qualcuno queste cose ve le chiederà».

Ci mette poco Tomaso Zanda, giovane professore di spagnolo, a mettere in riga gli studenti della terza media dell’Istituto comprensivo statale Capponi di Milano.

I ragazzi ascoltano l’introduzione del loro insegnante, e poi si dividono in gruppi per visitare l’Edicola della Caritas con la guida dei volontari in servizio oggi. «Qui possiamo fare dei collegamenti con quello che stiamo studiando a scuola – spiega il prof – e cioè il tema della legalità da una parte, e il progetto sui patrimoni dell’umanità Unesco dall’altra, con i temi qui approfonditi del cibo, del nutrimento, della terra».

wpid-wp-1431509473223.jpegDurante l’anno, sui banchi, le terze medie del Capponi hanno portato avanti un lavoro interdisciplinare proprio sulle opere che sono patrimonio mondiale dell’umanità proclamate tali dall’Unesco, creando un calendario che ha permesso di sceglierne e approfondirne dodici, una ogni mese.
«Quattro spagnole, quattro inglesi e quattro italiane, le tre lingue e culture che studiano i ragazzi a scuola», ci racconta Tomaso.

Quel che vuol far capire oggi, qui all’Edicola in Expo, è che ci sono opere che sono riconosciute patrimonio mondiale dall’organismo internazionale, e altri beni che sono e devono essere patrimoni dell’uomo, garantiti a tutti, come il cibo e la terra.

wpid-wp-1431509473219.jpegCon la Caritas stanno lavorando, parallelamente, sul tema della legalità. E la Caritas stessa parteciperà il 22 maggio alla “marcia per la legalità” organizzata dalla scuola nel quartiere, quello di Famagosta, periferia Sud di Milano.

«L’obiettivo di tutto questo lavoro è far capire loro che ciascuno di noi deve essere custode di un patrimonio che è di tutti, siano le grandi opere dell’uomo, siano i diritti fondamentali, siano le piccole cose più vicine a noi. È imparare a essere responsabili del nostro territorio e a partecipare, partendo da ciò che ci è vicino. Se non sappiamo iniziare da quello, non ha senso andare lontano».

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