L’orto delle ragazze madri in Congo. Il racconto di Emanuele ed Elena

sce congo-teaching«Cosa avete mangiato in questi giorni?», chiede Raphaël, l’agronomo, alle giovani mamme.
La risposta è unanime: «Fou-fou na sombe, kila siku». E cioè polenta di manioca e spinaci di manioca, sempre, ogni giorno.

A Katako, un piccolo villaggio della Repubblica Democratica del Congo, non c’è l’acqua corrente, non c’è energia elettrica, non ci sono strade asfaltate.
La malnutrizione, qui, è la regola, e le bambine raramente vanno a scuola, la parità di genere non esiste, la poligamia è molto diffusa, e molte ragazze sono già madri a 13 o 14 anni.

È per loro che è stato attivato un corso di formazione agricola, a cui stanno lavorando anche Emanuele ed Elena, due ragazzi che, dopo aver fatto l’esperienza del Servizio civile all’estero, hanno continuato a lavorare per Caritas Ambrosiana come operatori internazionali.

Il corso di cui ci raccontano dura cinque mesi, e termina con il primo raccolto agricolo che le ragazze avranno prodotto.
L’avventura è iniziata – raccontano loro – tra «risate e pianti di bambini venuti al seguito delle madri, e ha l’obiettivo di creare un primo gruppo di giovani donne autonome, capaci di portare in famiglia un miglioramento sia economico che nutrizionale».

sce congo-katako4_1La presenza fissa di Raphaël, insieme al sostegno delle suore Figlie della Resurrezione, permetterà alle ragazze di coltivare ognuna un piccolo terreno, sul quale pianterà carote, melanzane, pomodori, peperoni: tutte verdure assenti dal paniere locale, composto al 90% dalla sola manioca, con conseguenti ricadute in termini di malnutrizione, soprattutto dei bambini.

«Un passaggio da non sottovalutare – raccontano ancora Elena e Emanuele – sarà quello in cui le suore insegneranno come cucinare le verdure dell’orto. Soeur Jacqueline ci racconta che quando sono arrivate le prime suore a lavorare a Katako, hanno regalato le prime melanzane che avevano raccolto, pensando che sarebbero state apprezzate. In realtà scoprirono poi che i mariti delle donne a cui le avevamo regalate si erano rifiutati di mangiarle… Dopo due mesi si erano già abituati, e ora devono stare attente che non vengano nell’orto a rubarle!».

Ma l’importante è che un progetto così sia anche sostenibile. Così stanno recuperando, grazie al lavoro degli abitanti dei villaggi, un palmeto che negli anni era stato inglobato dalla foresta, e nei prossimi mesi inizieranno anche la produzione e commercializzazione di sapone derivato dall’olio di palma.

Per sapere di più del lavoro e dell’esperienza di Elena e Emanuele in Congo, potete leggere i loro racconti sul blog dei ragazzi del Servizio civile all’estero di Caritas

E qui più informazioni sul progetto a cui stanno lavorando 

Grazie a loro che ci hanno segnalato la loro storia e le loro foto per l’iniziativa #ConDividiamo!

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