Pius Perumana, direttore Caritas Nepal: «Expo ci aiuti a spiegare cosa serve nelle aree terremotate»

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Foto: Caritas Internationalis

Continua ad aggravarsi il bilancio del violentissimo terremoto che ha colpito il Nepal. Gli ultimi dati – aggiornati a oggi – parlano di oltre 4.500 morti. Tra chi si è immediatamente attivato per i soccorsi, anche la Caritas nazionale, a cui si sono aggiunti in supporto anche gli operatori del ramo internazionale e di quello indiano.

Il direttore della Caritas Nepal, il gesuita Pius Perumana, avrebbe dovuto partecipare, come delegato del suo Paese, al convegno internazionale delle Caritas del mondo che si ritroveranno a Milano per l’Expo il 18 e il 19 maggio. Nella sua agenda ci sarebbe anche un intervento nella parrocchia di Bollate, dove avrebbe raccontato il lavoro che Caritas Nepal sta portando avanti sul tema del cibo e dell’assicurare nutrimento a tutti. La sua partecipazione al momento è in forse, e verrà confermata oppure disdetta non prima della prossima settimana, quando la situazione nel Paese sarà più chiara.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per un aggiornamento della situazione.

Qual è la situazione a qualche giorno dal sisma che ha colpito il Nepal e che ha fatto migliaia di vittime?

«Katmandu è rasa al suolo, la popolazione dorme in strada o perché non ha più una casa o perché ha paura di tornare alle proprie abitazioni a causa delle continue scosse di assestamento».

Che cosa manca, di cosa necessitano ora i soccorritori?

«Piove, la notte la temperatura scende: mancano coperte, lenzuola, c’è ancora cibo ma ne serve di più, occorre materiale medico e per lavarsi».

Dove si è radunata la popolazione? Sono stati allestiti campi di tende?

«Non ci sono veri e propri campi ma piccoli agglomerati di tende che spuntano per le strade, tirati su dalle persone a un incrocio per esempio, lontano da edifici pericolanti, là dove la popolazione si sente più sicura».

Come gestite l’emergenza?

«Stiamo facendo il possibile nella regione della valle di Katmandu e ora stiamo ampliando l’area di distribuzione anche ad altri quattro distretti del paese. Cerchiamo di coordinarci con la Croce Rossa e altre organizzazioni internazionali. Il vero problema purtroppo è la logistica: abbiamo un piccolo aeroporto su cui possono volare soltanto cinque o sei aerei alla volta. Stanno cancellando i voli civili per lasciare spazio ai cargo ma comprensibilmente ci sono anche i voli degli Stati che cercando di evacuare i propri concittadini. Le autorità inoltre si muovono con troppa lentezza, non erano pronte a un sisma di tali proporzioni».

Lei assieme a centinaia di altri delegati della Caritas sarebbe dovuto volare presto a Milano per Expo. Un evento così può in qualche modo aiutare ad affrontare l’emergenza in Nepal?

«Può sicuramente rafforzare la consapevolezza del pubblico. E aiutarci a ottenere aiuti specifici. Ora servono volontari preparati a questo tipo di emergenza. Non ci serve qualsiasi cosa, ma forniture specifiche che rispondano alle necessità sul campo. In un secondo momento, quando saremo usciti dall’emergenza, occorrerà invece l’intervento di volontari per la ricostruzione, visto che è tutto raso al suolo. Expo può servire a spiegare cosa realmente serva adesso in Nepal».

Caritas Ambrosiana ha attivato una sottoscrizione per raccogliere fondi per l’emergenza Nepal. Qui un approfondimento e le modalità per partecipare

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