Don Soddu sulle tragedie del Mediterraneo: abbandonare l’idea dei confini, aprire canali umanitari, garantire diritti e accoglienza

Foto: www.repubblica.it
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Don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, commenta le tragedie del mare di questi giorni. Lo fa dalla Tunisia, dove si trova proprio per organizzare il MigraMed, incontro tra le Caritas del Mediterraneo previsto per giugno.
Ecco le sue parole.

L’Europa deve abbandonare l’idea anacronistica dei confini

«L’idea di un’Europa inespugnabile sta barcollando sotto i colpi di una umanità disperata che in fuga dai propri paesi sta mostrando il volto peggiore degli effetti della globalizzazione.

Iniquità, conflitti, ideologie sono i fattori che determinano il costante aumento dei flussi di profughi verso il continente europeo.

L’Europa sembra incapace di reagire perché vittima di una idea anacronistica di territorio e di confine. Da un lato si presenta come paladina dei diritti umani, dall’altro promuove politiche di esternalizzazione volte a tenere lontano dai confini europei i migranti e tutto il loro carico di dolore e di speranza».

È ora di aprire canali umanitari per permettere di arrivare in sicurezza

«Non si tratta più solo di prevedere fondi comunitari a cui attingere per calmierare l’emergenza, bensì di andare incontro ad un fenomeno in costante mutamento che chiede con urgenza e senza ulteriori rinvii una riflessione di sistema proprio sulla mancanza di programmazione di interventi sinergici e congiunti a livello europeo, per mettere in atto quei canali umanitari che consentono a coloro che comunque arriveranno in Europa di non rischiare costantemente la vita come sta accadendo in queste ore.

Pensare all’attuazione di canali umanitari significa, cioè, anzitutto fare delle scelte politiche precise, scaturite dalla presa di coscienza che gli investimenti sul fronte del controllo delle frontiere e del contrasto all’immigrazione irregolare non sono evidentemente né sufficienti né tantomeno adeguati a gestire la richiesta di protezione internazionale. Peraltro i trafficanti e i migranti stessi, hanno una capacità di ridefinirsi nel progetto e nelle rotte migratorie che stupisce e spesso lascia del tutto impreparati».

Coinvolgere i Paesi di provenienza perché diventino partner affidabili, garantire a chi arriva un’accoglienza dignitosa

«Una delle preoccupazioni che stanno davanti ai governi in questo momento riguarda l’aspetto economico, di ordine pubblico o di sistemazione dell’emergenza. In questo modo si indeboliscono, però, le politiche di accoglienza e soprattutto si rischia di non puntare sui diritti umani fondamentali.

Sarebbe, invece, auspicabile una strategia a medio termine, che coinvolga anche i governi dei paesi di provenienza dei migranti in modo che diventino partner affidabili, capaci di porre i diritti umani al centro del loro operato.

Mentre nel breve termine è difficile poter pensare ad altro se non a ragionare su come garantire a chi riesce ad arrivare sulle nostre coste in questi mesi una tutela e un’accoglienza dignitosa».

Anche Caritas Europa lancia un nuovo appello e chiede «Più Europa nel Mediterraneo»

Caritas Europa chiede l’apertura canali per un ingresso in sicurezza e nella legalità nell’Ue, l’introduzione di un visto umanitario, facilmente accessibile, tramite le ambasciate dei paesi di origine e di transito, un procedimento più semplice per il ricongiungimento familiare per i rifugiati e migranti nell’Unione europea, di facilitare il passaggio tra i diversi Stati membri dell’Unione europea per il raggiungimento di paesi terzi rispetto a quello di ingresso, di estendere i programmi di ammissione umanitari e facilitare l’inserimento nel paese di arrivo.

«Non possiamo permettere il Mediterraneo diventi un vasto cimitero», ha detto Jorge Nuño Mayer, segretario generale di Caritas Europa.

L’approccio europeo all’immigrazione, concentrato sulla sicurezza e sui controllo delle frontiere, è il fattore principale che porta i migranti, disperati, ad affidare le proprie vite nelle mani dei trafficanti.

Approfondisci qui le politiche e le richieste di Caritas Italiana, Caritas Europa e l’impegno quotidiano delle Caritas locali

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