Pasqua: “Facciamoci noi cibo per gli altri”

di Don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana

don Roberto Davanzo in occasione della presentazione dell'Edicola di Caritas in Expo
don Roberto Davanzo in occasione della presentazione dell’Edicola di Caritas in Expo

La Pasqua quest’anno capita a meno di un mese dall’apertura di Expo.

La cosa ci consente di recuperare la dimensione alimentare di questa festa centrale, sia per gli ebrei – che l’hanno inventata per celebrare l’uscita dalla schiavitù egiziana – che per i cristiani, ai quali è stata riconsegnata con un significato straordinariamente nuovo: il memoriale della passione, morte, resurrezione di Gesù.

Come certamente tutti ricordiamo, questa festa nella sua radice ebraica ruota attorno ad un rito conviviale, una cena in cui condividere cibi precisi: il pane azzimo, non lievitato, dal momento che non c’era tempo e si doveva partire in tutta fretta; le erbe amare da intingere nel limone o nell’aceto, per ricordare l’asprezza della schiavitù egiziana; una salsa di mele, frutta secca, cannella e vino, per ricordare la malta con cui si dovevano fabbricare i mattoni per gli egiziani; l’agnello arrosto, in memoria di quegli agnelli uccisi per colorare col loro sangue le porte degli israeliti e preservarli dall’angelo sterminatore.

Ebbene, quella che chiamiamo l’ “ultima cena” di Gesù con i suoi discepoli prima della sua morte di croce, fu proprio una cena pasquale di ebrei in cui alla memoria della liberazione dall’Egitto si sostituirà la memoria della liberazione di Gesù dai lacci della morte. I racconti dei Vangeli ci parlano di pane spezzato, di vino condiviso, gesti anticipatori del dono di sè che Gesù avrebbe compiuto poche ore più tardi, per dimostrare di voler condividere fino in fondo il destino dell’uomo, di ogni uomo, e aprirgli una inaudita prospettiva. Gli evangelisti non parlano dell’agnello dal momento che verrà sostituito da Gesù stesso e dal suo sangue versato sulla croce, fino all’ultima goccia.

Gesù ordinerà – come Mosè nelle prima cena pasquale – di ripetere quel gesto: “fate questo in memoria di me”. Ma non parlava soltanto del rito che per i cristiani ha assunto la forma della celebrazione dell’eucaristia. Piuttosto, chiedeva di fare memoria esistenziale del significato di quel rito, diventando capaci di farsi mangiare, un po’ come Gesù, dai nostri fratelli, dalle nostre sorelle, specie nel bisogno.

È questo il senso della Pasqua cristiana.
È questo che – con le debite mediazioni – cercheremo di comunicare grazie alla presenza di Caritas in Expo.
C’è di mezzo un “nutrire il pianeta” che passa attraverso l’impegnativa disponibilità di ciascuno di noi a farsi cibo per gli altri.

Don Roberto Davanzo ha regalato in esclusiva all’ExpoBlog questa riflessione in occasione della Pasqua. A tutti voi i nostri auguri!

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