Refettorio Ambrosiano: Ilil, Gzim e gli altri. Le storie dal cantiere

giornalisti-in-cantiereNel cantiere, tra assi e ponteggi e cemento, sotto quella che si intravede già essere la futura grande cappa-lucernario, si raduna il gruppo di giornalisti per seguire la visita guidata dell’architetta Laura Romanò, la responsabile del progetto di ristrutturazione.

Alle loro spalle, quasi inosservati, alcuni operai fermano momentaneamente il lavoro per spiare incuriositi i nuovi arrivati. Lascio il gruppo e mi avvicino a loro. Ma quando capiscono che sto puntando proprio loro, si sparpagliano e riprendono quel che avevano interrotto. Solo uno resta lì, un po’ diffidente, a capire cosa cerco.

muratoriSi chiama Ilil Cenaj, è originario dell’Albania, ma vive e lavora come muratore in Italia da quasi dodici anni.

Sui giornali, domani, si parlerà di questo luogo, del Refettorio Ambrosiano, l’opera-segno che Caritas lascerà alla città dopo la fine di Expo. Si racconterà che qui ci sarà spazio per la bellezza, con le sue quattro opere d’arte ad arricchirlo. Che sarà simbolo della lotta allo spreco di cibo, perché qui verranno cucinate, dai maggior chef di tutto il mondo, gli scarti e le eccedenze dei padiglioni del sito Expo. E che sarà anche la tavola  della solidarietà, perché qui potranno sedersi a mangiare 96 poveri della città.

Ma nessuno probabilmente racconterà di Ilil, e di Gzim, e degli altri uomini del gruppo di operai albanesi guidati dal capocantiere bergamasco, che da cinque mesi stanno lavorando qui e stanno costruendo – nella fatica e nella polvere – il Refettorio Ambrosiano. E forse non sanno neanche bene cosa stanno facendo – «so che qui verrà una mensa, ma non so bene. Una mensa per i poveri, sì» – che saranno anche loro ad aver consegnato a Milano questo luogo di carità.

Vedi il foto post del cantiere del Refettorio Ambrosiano

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