Trezzano: la fabbrica autogestita che punta sull’ambiente e sull’economia solidale

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Foto Ri-Maflow

Questa è una storia che può essere raccontata in tanti modi.

Il primo parla di speculazioni finanziarie, e guarda alla vicenda della Maflow, la ex multinazionale nata negli anni Settanta a Trezzano sul Naviglio, alle porte di Milano, che per decenni ha visto centinaia di lavoratori  produrre impianti e componenti ad alta tecnologia per automobili. Una multinazionale che, dopo passaggi di proprietà a società straniere e varie vicende controverse, è stata chiusa a causa di manovre finanziarie e della delocalizzazione all’estero.

Il secondo parla di lavoro, di coraggio, di attenzione per l’ambiente e di un’economia più solidale. Parla dei lavoratori che non hanno voluto abbandonare la propria fabbrica e che due anni fa l’hanno occupata e si sono costituiti in cooperativa, chiamandosi RiMaflow, puntando tutto sul riciclo, creandosi il lavoro da soli e autogestendosi. Oggi gli operai della RiMaflow si occupano di recupero di apparecchiature elettriche ed elettroniche obsolete, e ospitano nel capannone anche un mercatino dell’usato, un Gruppo di acquisto solidale, spazi in affitto per la musica e anche per il coworking.

E poi, questa storia parla di famiglie che faticano a far quadrare il bilancio (e a mangiare, a volte), ma parla anche di speranza e di solidarietà. Perché dietro a questi lavoratori che stanno combattendo ci sono – appunto – le loro famiglie, che per qualche anno hanno dovuto fare i conti anche con lo scoraggiamento, con la mobilità e la cassa integrazione, coi soldi che mancavano per far la spesa.

E qui c’è anche la Caritas, che è a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie. Perché, attraverso la Cooperativa IES-Impresa Etica Sociale, sta aiutando ad avviare un nuovo ramo di attività, quello della realizzazione di bancali (i pallets per il trasporto delle merci) attraverso il recupero del legname di scarto destinato al macero.

Per alcuni di loro, poi, è stato previsto anche un aiuto economico attraverso il neonato Emporio della solidarietà di Cesano Boscone: una sorta di supermercato dove le famiglie seguite dalla Caritas possono fare la spesa con una “carta di credito a punti” per acquistare i beni di prima necessità a prezzi calmierati. Sulla card viene caricata una quantità di punti da spendere in base al reddito familiare e all’effettivo bisogno.

«Pensiamo – ci dice don Massimo Mapelli, responsabile Caritas della zona pastorale dei comuni che si trovano a est e a sud di Milano – che l’Emporio tuteli la dignità della persone. Per molti venire in parrocchia a ritirare il classico “pacco viveri” rappresentava un motivo di vergogna. Magari, dall’altra parte, ti trovi come volontario il genitore del compagno di scuola di tuo figlio. Qui invece si viene a fare la spesa in autonomia. È un gesto diverso, e più responsabile».

L’emporio della solidarietà di Cesano Boscone, presentato ufficialmente questa settimana, fa parte della rete degli altri empori nati su tutto il territorio nazionale, da Roma ad Ancona, da Parma a Prato fino a Bari. «L’idea – spiega ancora don Massimo – è replicare al più presto questo modello in altri comuni della diocesi di Milano».

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