Fra Rodrigo: la lotta per l’acqua dei contadini brasiliani

rodrigo peretC’è una regione in Brasile, nello Stato del Minas Gerais, dove quattro miniere consumano tanta acqua quanto una città di un milione e 600 mila abitanti.

È la regione dove vive Rodrigo Peret, frate francescano dell’ordine dei minori, che da molti anni si occupa di diritti umani e alla lotta contro lo sfruttamento minerario della sua terra.

Fra Rodrigo è da sempre vicino al Movimento dei Sem Terra, l’organizzazione contadina brasiliana che da decenni si batte per la conquista di una riforma agraria in Brasile, a vantaggio di migliaia di famiglie di lavoratori della terra e di tutte le rappresentanze popolari legate alle istanze intorno alla difesa dell’ambiente e dei contrasti alle indigenze. Proprio per questo suo forte impegno, sedici anni fa è stato oggetto di un tentativo di assassinio.

Fra Rodrigo fa anche parte della Franciscan International, ong francescana, accreditata  all’Onu, con sede a Ginevra, che si occupa di diritti umani, e coordina la “Rete delle Chiese cristiane contro lo sfruttamento minerario”.

Oggi, a Milano, fra Rodrigo ha parlato della sua terra.

Ha parlato di Uberlandia, dove lo sviluppo dell’industria siderurgica sta mettendo a rischio antichi equilibri.  Dove lo sfruttamento delle risorse idriche per scopi industriali sta gettando sul lastrico i piccoli coltivatori in Brasile, nonostante il programma per la lotta alla fame nel mondo valorizzi proprio l’agricoltura familiare, che ancora oggi nel mondo sfama il 70 per cento della popolazione.

Peret è uno dei testimoni che ha portato la propria voce oggi al convegno “Fame zero e sete zero: acqua e cibo come diritti umani” che si è svolto nella sede di Caritas Ambrosiana.

Proprio il capoluogo lombardo, dove la grande disponibilità di acqua è stata alla base dello sviluppo, un gruppo di giuristi dell’Università Bicocca ha elaborato su commissione del Comitato italiano del contratto mondiale dell’acqua un protocollo da sottoporre agli Stati per obbligarli a tutelare il diritto all’accesso alle fonti idriche.

«La bozza del protocollo che abbiamo elaborato prevede ad esempio che tra i 50 e i 100 litri al giorno l’acqua sia gratuita, che fino a 200 litri i costi siano accessibili a tutti, ma che oltre i 400 litri al giorno si venga tassati. In questo modo si riconosce il diritto ad una minima quantità di acqua a titolo gratuito, ma si colpiscono gli sprechi», ha spiegato Tullio Scovazzi, docente di diritto internazionale all’Università di Milano Bicocca.

Il testo è già stato presentato al ministro Paolo Gentiloni, ai paesi Latino Americani dell’ALBA (Alleanza bolivariana per le Americhe) e alla Segretaria di Stato Vaticano e sarà al centro di un side-event che si svolgerà a Ginevra presso il Consiglio dei Diritti umani a metà giugno. L’obiettivo è quello di sollecitare l’impegno di un gruppo di Stati ed Istituzioni a presentare all’Assemblea delle Nazioni Unite sull’Agenda Post2015 la proposta e poi di aprire un negoziato.

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